Per punire Papa si dimentica anche la Costituzione

Sulla richiesta di scarcerazione per motivi di salute di Alfonso Papa, il diniego è stato pronunciato senza neppure acquisirne la cartella clinica. Evidentemente, fumus persecutionis ce n'era già a luglio ed ora è andato aumentando. Gli intenti punitivi dei suoi ex-colleghi (intesi come magistrati napoletani) sono vistosi e sguaiati. Ma c'è pure da riscontrare, con qualche eccezione, l'indifferenza dei suoi attuali colleghi (intesi come deputati). Da quasi tre mesi, in seguito alla autorizzazione a procedere concessa dalla Camera dei deputati ad un provvedimento di custodia cautelare, l'onorevole è a Poggioreale. La condizione di detenuto non implica ovviamente che egli sia da considerarsi decaduto dal mandato parlamentare. Eppure, lungo questo ampio arco di tempo, si è quasi accreditata una sensazione del genere. Tranne una sua firma, raccolta in carcere dall'onorevole Farina che gli aveva fatto visita, ad una richiesta di convocazione straordinaria del Parlamento in forza dell'articolo 62 della Costituzione, del deputato Papa non c'è più traccia negli Atti della Camera. Mai gli è stato consentito finora di partecipare ad una sola seduta di aula o di commissione. Perché? Ci sono state ragioni processuali così forti, così impellenti e sempre in contemporanea con i lavori della Camera? O si è voluto cinicamente «buttare la chiave»? Se fosse così, norme e valori della nostra Costituzione ne sarebbero feriti a morte. La carcerazione può prevedere limiti alla libertà, ma non può colpire la dignità di nessun detenuto. Meno che mai prima di un giusto processo. La pretesa di impedire sistematicamente all'onorevole Papa di svolgere attività parlamentare mira a calpestarne la dignità. Eppure con straordinaria compostezza egli non si è sottratto dal fornire all'autorità giudiziaria tutti i chiarimenti finora richiestigli. A che titolo lo si vuol tenere comunque lontano da Montecitorio? Può un strategia processuale sradicare il dettato costituzionale? Certe prerogative costituzionali non sono privilegi individuali. Non possono venir azzerate dalla magistratura. Esse non appartengono al singolo parlamentare ma al Parlamento. Torna ad onore di Fabrizio Cicchitto l'aver posto con insistenza la questione alla Camera nelle ultime settimane. Gli è toccato finora scontrarsi, con l'algida insensibilità del presidente Gianfranco Fini. Dal quale non è stata neanche opposta a Cicchitto la documentata certezza che le convocazioni di aula e commissione a Papa siano state effettivamente inviate. In carcere, non al telefonino.   Sollevare conflitti di attribuzione fra poteri dello Stato alla Corte Costituzionale non sempre è entusiasmante. Sul trattamento «privilegiato» riservato a Napoli ad Alfonso Papa, però, ormai è doveroso. L'antiparlamentarismo può abitare dove vuole, non in Parlamento.