Marrazzo e Storace alla festa dell'Idv

Il viso è disteso anche se è dimagrito. La barba è ben rasata, il nodo della cravatta ben allacciato. Riesce a rimanere padrone di sè anche quando la calca di giornalisti e fotografi lo circonda, lo stringe, le Iene lo incalzano, gli ricordano la cocaina, le auto blu. L'arrivo di Piero Marrazzo alla festa regionale dell'Idv a Roma, il primo avvenimento pubblico da quando, travolto dal caso trans, dovette lasciare la poltrona di presidente della Regione Lazio, è a suon di spintoni. Non entra dal retropalco, come il suo predecessore Francesco Storace, l'altro protagonista del dibattito. Passa dalla festa, in mezzo alle bancarelle. E lì è l'assalto, si rovesciano le sedie. Perde la pazienza solo quando si accorge che una delle due figlie che lo accompagnano, la più giovane, ha gli occhi lucidi, non si sa se per i flash o l'emozione. Lui, se è emozionato, non lo dimostra troppo: «Con i problemi morali - dice - ciascuno fa i conti con sè stesso. Ma io ero un uomo pubblico, per questo mi sono dimesso. Ma non ci si può dimettere dalla vita». Lui però si sente «in pace con la coscienza, perchè pur non avendo infranto alcuna norma mi sono dimesso. Chi sbaglia e chiede scusa è un uomo libero, e io lo sono». Se le aspetta, le domande. E vuole esser chiaro: «Io - aggiunge - non ho mai subito ricatti, sono solo stato informato che sarei stato ricattato». Di ritorno alla politica, almeno quella attiva, non ne vuole sentir parlare. Non entrerà nell'Idv, aveva annunciato poco prima il segretario regionale Idv Vincenzo Maruccio. «E non sono in cerca di incarichi, nè di partiti. Ma se si parla di politica è mio dovere star qui. E poi - nel frattempo è scoppiato il temporale - rientro bagnato... Ho una associazione con alcuni amici - racconta - che si chiama Dialogando con la quale pensiamo di lavorare a quei temi che mettono insieme la società». In platea c'è metà della sua vecchia squadra di governo. Quando sale sul palco scatta l'applauso, ma anche qualche fischio. Brucia aver perso la Regione, tra i militanti. «Ma il 'caso Marrazzò - dice proprio così - non è stato determinante. La Bonino ha perso di poco, e noi eravamo dati per vincenti». E sì che l'avvio è nel segno del fair play. Storace strappa l'applauso quando dice che «Piero ha pagato pure troppo, chiudiamola qui. Parliamo di politica». Piero e Francesco, si chiamano, così, per nome, i due ex governatori, i due avversari. «Ma - avverte Storace - non vorrei che domani i giornali titolassero "Bacini tra Marrazzo e Storace"». E l'altro: «Te prego, no, non mi pare il caso...». E lo scontro si accende. Sanità, rifiuti, energia pulita, debito pubblico: «Non ti ho mai accusato - dice però Marrazzo, che rivendica il suo operato politico - dei 10 miliardi di debito come illegalità. Il commissario? Lo rifarei altre 10 volte. Polverini va avanti perchè deve farlo, un presidente della Regione deve seguire le istituzioni». «Stasera non è qui - scherza Storace - Meglio così, magari le porterebbe sfiga... Il tema vero - prosegue facendosi serio - è smetterla di farci trattare come Regione ladrona, abbiamo eccellenze, serviamo tutto il Paese». Ma il tema dove si accendono di più gli animi è, sulla scia della politica nazionale (nel frattempo in platea è arrivato Antonio Di Pietro) il rapporto tra etica e politica. È il nodo di fondo della serata. Aleggia sulla platea, sul palco. Berlusconi, Penati. Le intercettazioni e le tangenti. Le dimissioni. In trasparenza, tutti lo sanno, dietro l'Italia c'è il Lazio. «Dobbiamo dire - si accende Marrazzo - che dove ci sono questioni penali agisca la magistratura. Dove ci sono questioni personali è molto diversò». A fine dibattito Marrazzo è stanco, quasi afono. Ma più disteso. «Se ho mai sbagliato nella vita? Io ho sbagliato tanto - dice prima di infilarsi in taxi - Non voglio che si dimentichi nulla della mia vicenda. Io non voglio dimenticare i miei errori. Ma non si vive solo di questi. È andata come me lo aspettavo. Ci ho pensato molto se partecipare o meno perchè sapevo che ci sarebbe stata una attenzione mediatica superiore sulla mia persona. Ma sono tornato tra la gente - dice - e non sapete quanto mi è mancata in questi anni».