Gelmini: non inseguiamo il consenso ma il bene del nostro Paese

La manovra appena varata dal Consiglio dei ministri non prevede tagli a settori importanti come scuola e ricerca. Ne abbiamo parlato con il ministro Gelmini. «Credo che questa sia una manovra improntata a rigore e severità - ci ha deto - come si addice a un momento tra i più difficili per il Paese. È anche una manovra equa: paga chi ha di più, risparmiando settori strategici come scuola, sanità, ricerca e università». C'è però chi contesta il fatto che, in realtà, i tagli all'istruzione c'erano già stati, e pesanti.  «La fantasia del ministero dell'economia non ha limiti, mi creda; se si fosse voluto tagliare si sarebbe trovato il modo. La realtà è che c'è stata una scelta politica fortemente voluta dal presidente Berlusconi». Lei è davvero convinta che questa sia una manovra che guarda anche allo sviluppo? «Se non migliorano le quotazioni dell'Italia, non solo nei mercati, sarà difficile creare sviluppo. Senza stabilità non c'è crescita, e questa è la nostra priorità. È chiaro una manovra indispensabile e urgente da 45 miliardi di euro non è un giro di valzer. Il governo ha dato prova di coesione, e in 48 ore ha varato un provvedimento efficace. Ora siamo aperti in sede parlamentare al contributo di tutti, anche delle opposizioni. Il Pdl doveva dare una risposta alla lettera della Bce e mettere al sicuro risparmi, pensioni e stipendi, lo ha fatto; non a caso attraverso un'intesa che è stata impegnativa tra Berlusconi e Bossi le pensioni sono state toccate il meno possibile e non è stata introdotta la patrimoniale. In più va evidenziata la misura che vuole tutelare l'occupazione dei giovani combattendo l'abuso dei tirocini e dei contratti di formazione: non potranno durare oltre 6 mesi, proroghe comprese, e sono dedicati ai neo diplomati e neo laureati entro dodici mesi. Così combattiamo il precariato». Sulla rapidità d'intervento del governo non c'è nulla da ridire, su cosa è stato messo nel mirino sì. Ci sono i controlli sul reddito ma non quelli sui patrimoni. E il rischio concreto è che a pagare siano sempre gli stessi. «Il decreto è equilibrato, e contiene misure volte alla lotta all'evasione. Si prevede una rapida rivisitazione degli studi di settore, e da subito aumentano le sanzioni per chi non rilascia scontrini e fatture. È una scelta equanime tra tagli e nuove tasse. È sciocca la presa di posizione di Bersani - per fortuna non di tutta l'opposizione - che vede nella crisi italiana una crisi di credibilità di Berlusconi. Per un motivo semplice: non è una italiana ma globale. Se diciamo che Berlusconi ha perso autorevolezza allora con lo stesso metro di giudizio dovremmo dirlo anche di Obama, ma sono discorsi provinciali, inutili e inopportuni».   Ma c'era bisogno della Bce per parlare di tagli ai costi della politica? «In realtà avevamo già approvato in Consiglio dei ministri la proposta di riforma costituzionale che contiene il dimezzamento del numero di parlamentari. E siamo gli unici ad aver avviato dal 2008, con l'impegno di Tremonti, una razionalizzazione nella scuola, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Se le giovani generazioni non erediteranno un Paese col terzo debito al mondo sarà merito del Premier e del suo governo. Dal punto di vista del consenso sappiamo che ci sono misure impopolari, specialmente nell'Italia dei campanili, ma il grande merito di Berlusconi è proprio questo: è più importante salvare l'Italia che portare 5 punti in più al Pdl alla prossima tornata elettorale».