Il governo accelera sul processo lungo

La concordia tra maggioranza e opposizione è già terminata. Almeno nell'Aula di Palazzo Madama. E pensare che proprio mercoledì il presidente del Senato Renato Schifani, partecipando alla cerimonia del Ventaglio, era tornato ad invocare un'armonia istituzionale simile a quella con cui era stata affrontata, due settimane fa, l'emergenza finanziaria. Niente da fare. È bastato che Pd e Idv presentassero 11 questioni pregiudiziali al cosiddetto «processo lungo», approdato in Aula proprio mercoledì, per spingere il governo ad agire subito per bloccare qualsiasi tentativo di ostruzionismo: via libera alla fiducia che sarà votata già stamattina. Con buona pace dello stesso Schifani che, nel tentativo di non strozzare il dibattito e non far degenerare il confronto in Aula, aveva posto come tempo massimo per l'approvazione del testo giovedì prossimo. Una tempestività che ha spiazzato e irritato il centrosinistra che ha già bollato il provvedimento come «legge ad personam» per aiutare il premier Silvio Berlusconi. Così è stata bagarre. L'opposizione è insorta subito denunciando «una prova muscolare» da parte di un governo tacciato come «del tutto irresponsabile» perché «pronto allo scontro sulle questioni giudiziarie» mentre, come hanno obiettato Francesco Rutelli, Luigi Zanda, Felice Belisario e altri «non è solo il Presidente della Repubblica ad invocare coesione e concordia per affrontare la grave crisi economica e di credibilità del Paese». Anna Finocchiaro ha chiesto che Nitto Palma, appena insediatosi al ministero della Giustizia, venisse al Senato a spiegare i motivi della fiducia accusando il Carroccio di «asservimento ai bisogni del premier», mentre Zanda ha parlato di «regime» aggiungendo: «Ormai siamo diventati un ufficio di Berlusconi e il capoufficio la mattina decide cosa l'ufficio deve fare». Il capogruppo dell'Udc-Svp-Autonomie Gianpiero D'Alia ha accusato il governo di «viltà» e l'Idv con Belisario ha sostenuto che «sui volti dei senatori della maggioranza è evidente il colore rosso della vergogna» per la forzatura imposta dal governo su un ddl «non urgente». La maggioranza si è difesa dalle bordate dell'opposizione ricordando che il processo lungo era parcheggiato da mesi e la Conferenza dei capigruppo del 19 luglio all'unanimità (quindi anche con l'avallo di Pd, Idv e Udc) aveva deciso di calendarizzare prima della pausa estiva anche il ddl contestato. Per quanto riguarda il «regime», Maurizio Gasparri ha parlato di «esagerazione» accusando Democratici e Italia dei valori di dire «falsità» sui processi contro la mafia che vengono bloccati e sui «delinquenti che ringrazieranno». Per il Carroccio, Federico Bricolo si è limitato ad osservare che «la fiducia è una scelta del governo» e ha obiettato: «Se porre la fiducia vuol dire regime cosa dovremmo dire noi sul fatto che voi al governo mettevate la fiducia ogni giorno?» Intanto, per i finiani, la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, in attesa dell'arrivo del ddl a settembre, ha definito il processo lungo «inaccettabile» mentre l'Anm, che con il suo presidente Luca Palamara ha partecipato ad un convegno sulla Giustizia promosso dai Radicali, ha parlato di provvedimento «devastante» paventando «una paralisi totale per tutti i dibattimenti attualmente pendenti».