Il Cav si fida ancora di Bossi

Il giorno dopo il pasticciaccio del voto su Alfonso Papa alla Camera Pdl e Lega sono tornati a guardarsi negli occhi. Non i due leader – Berlusconi era impegnato a Bruxelles nel consiglio d'Europa, Bossi reduce da un intervento di cataratta all'occhio che lo costringerà a saltare anche il consiglio dei ministri di stamani – ma a Roma si sono incontrati i vertici del Popolo della Libertà e il ministro delle semplificazione Roberto Calderoli. Da Bruxelles, però, in serata, alla fine del vertice europeo, Berlusconi ha negato problemi all'interno della maggioranza: «Non credo sia un momento delicato. Ci sono state situazioni interne a un partito della coalizione ma ho avuto rassicurazioni precise che non c'è alcun rischio per la coalizione di governo». Il premier ha spiegato di non essere riuscito a parlare con Umberto Bossi perché il leader della Lega era già in ospedale ma di aver parlato a lungo con i suoi uffici a proposito della situazione politica. Poi un passaggio sulla situazione economica italiana: «Al vertice – spiega – non si è parlato di Italia perché siamo la terza economia europea, abbiamo un sistema bancario solidisssimo, l'85% famiglie possiede la casa, il sistema delle pensioni è correlato all'aumento dell'età media e siamo i detentori del 60% del debito pubblico. Certo abbiamo un debito pubblico molto forte, pari al 120% Pil, ma gli italiani sono benestanti». A Roma, intanto, nel pomeriggio Pdl e Lega si sono ritrovati per esaminare il ddl di riforma costituzionale che oggi arriverà all'esame del Cdm. Un incontro non troppo sereno, visti i rapporti che in questo periodo ci sono tra i due maggiori partiti della maggioranza. Angelino Alfano e i tre coordinatori hanno fatto notare al ministro leghista che la riforma va scritta insieme e che il Pdl non intende giocare un ruolo secondario sui temi che più gli stanno a cuore, a cominciare da quello sulle province. Il Pdl, infatti, sarebbe sempre più tentato di giocarsi la carta dell'abolizione delle province per dare un forte segnale anti-casta nel nome dei tagli alla politica. Ma si tratta anche di un modo per infastidire il Carroccio da sempre contrario all'abolizione delle Province. E Alfano avrebbe anche avvertito il ministro che d'ora in avanti non verrà accettato nessun diktat: ogni provvedimento o richiesta della Lega verrà esaminato con la massima attenzione e discusso prima collegiamente, attraverso un approfondito confronto.