Riforma costituzionale, via libera a settembre

Il faccia a faccia non c'è stato. C'è stata però una telefonata. Durata il tempo necessario perché Silvio Berlusconi chiedesse a Umberto Bossi come sta dopo l'operazione alla cataratta. Non sarebbe nemmeno una notizia, visto che si tratta di due persone che in più occasioni hanno dichiarato di avere una solida amicizia. E invece lo è. Lo è perché dopo lo strappo leghista nel voto su Alfonso Papa, il termometro dei rapporti tra premier e senatur, e tra Pdl e Carroccio, segna "gelo". E lo è anche perchè nei giorni scorsi è sembrato che Bossi non avesse poi tutta questa fretta di chiarirsi con Berlusconi. Secondo quanto viene riferito, in effetti, durante il colloquio non si sarebbe entrati nello specifico della situazione di tensione nella maggioranza: il chiarimento vero e proprio sarebbe stato rinviato ad altra occasione, magari non al telefono ma de visu. Il fatto è che nel Consiglio dei ministri di ieri si è registrato un nuovo motivo di attrito tra i due principali partiti della coalizione. Il premier si è infatti presentato in conferenza stampa per annunciare il via libera della riunione al ddl di riforma costituzionale targato Roberto Calderoli. Soltanto che, nella versione del Cavaliere, si sarebbe trattato di un via libera "salvo intese" da perfezionare con un nuovo passaggio in Cdm a settembre. Frasi che avrebbero causato l'irritazione del ministro della Semplificazione che ha chiesto e ottenuto una precisazione di palazzo Chigi prima di diramare lui stesso una nota in cui si spiegava che il via libera di oggi bastava e avanzava e che il testo può essere sì modificato, ma non richiede certo un nuovo passaggio ministeriale. Uno scambio di battute figlio anche della 'guerra di posizione' che si sta giocando tra Lega e Pdl: il partito del premier non vuole continuare a dare l'impressione di essere 'succube' del Carroccio e per questo ha scelto il terreno più congeniale ai lumbard, quello, delle riforme, per 'marcare il territorio', come dimostrato anche nell'incontro avuto ieri proprio con Calderoli in cui il messaggio dello stato maggiore del partito agli alleati è stato 'no a fughe in avanti'. Anche se Calderoli ha tenuto a precisare che il governo "per me va avanti", ma solo a condizione che la sua azione sia "riempita di contenuti", a partire dalle riforme istituzionali. Ed è pur vero che in serata lo stesso ministro della Semplificazione ci ha tenuto a ribadire che nel governo "il clima è buono" e che la Lega voterà anche il dl sulle missioni che rischiava di essere nuovo terreno di scontro. Tuttavia nel Pdl, ma anche nel premier, si continua a guardare con sospetto nel campo alleato. Berlusconi, riferiscono, vede Umberto Bossi piuttosto indebolito, meno in grado che nel passato, di tenere a freno le diverse anime del suo partito. E in molti sospettano tra l'altro che anche certi apparenti distinguo di Maroni e Calderoli siano in realtà un gioco delle parti, cui il senatur non sarebbe estraneo, per tenere il premier sulle spine. Di fatto, l'osservato speciale per il Cavaliere resta il ministro dell'Interno e quel suo attivismo che sembra spinto dalla volontà di portare avanti una nuova generazione, non solo nella Lega, ma anche nel Pdl. In questa fase di impasse, il premier ha ieri pubblicamente garantito (anche a Napolitano) che entro la settimana prossima sarà scelto il sostituto di Angelino Alfano. Fonti di maggioranza spiegano tuttavia che la partita sul nome non sarebbe ancora chiusa: scartata la possibilità di un giro di ministri, non gradita al Quirinale, resta una rosa di nomi di esponenti del Pdl tra cui Maurizio Lupi, Francesco Nitto Palma e Donato Bruno, Anna Maria Bernini.