Primarie per legge

Primarie nel Pdl. Per legge. Serviranno per scegliere i candidati sindaci, quelli alle presidenze di Regioni e Province ma non per la presidenza del Consiglio. La proposta è stata presentata alla Camera e al Senato da Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello.  Le primarie, si legge nel disegno di legge, «hanno luogo entro il sessantesimo giorno antecedente la prima data utile per il rinnovo degli organi indicati». Potranno votare «gli iscritti al partito» e «cittadini sostenitori del partito che siano residenti nel territorio interessato al procedimento elettorale». Se invece si tenessero primarie di coalizione, allora «i cittadini debbono essere iscritti ad almeno uno dei partiti della coalizione organizzatrice ovvero essere iscritti al registro dei sostenitori di almeno uno dei medesimi partiti». Ci sarà una commissione elettorale nazionale che definirà nello specifico il regolamento e che accerterà la regolarità delle candidature. Per presentarsi alle consultazioni si dovrà raccogliere e autenticare un numero di firme che sarà definito con un regolamento successivo. In caso di esclusioni o altre controversie si potrà presentare ricorso al collegio dei probiviri. Sulla proposta del Pdl restano ancora divisioni. Soprattutto perché si tratta di primarie per «quasi» tutti. Insomma, l'esclusione della leadership dalle votazioni catalizza le critiche dell'opposizione ma fa riflettere anche la maggioranza. Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, spiega che sarà il Consiglio nazionale del partito a valutare «quale tipo di primarie». «Bisogna invece parlare di primarie, di regole che possano garantire trasparenza nella scelta dei candidati dai livelli locali fino al massimo livello di governo. Su quale tipo di primarie, il Pdl dovrà confrontarsi nel Consiglio nazionale del 1° luglio, valutando i diversi contributi al dibattito in corso. Si è aperta una libera discussione utile e positiva, che dovrà puntare ad una sintesi nella nuova fase del Pdl che sta per aprirsi». Ma Gasparri dice sì anche al parziale ritorno delle preferenze. «Con la scusa della riforma elettorale qualcuno vorrebbe sottrarre ai cittadini la possibilità di scegliere il governo, per lasciare, come ai vecchi tempi, i partiti padroni delle scelte. Un conto è discutere di come migliorare la legge elettorale, ipotizzando un parziale ricorso alle preferenze, introducendo qualche innovazione che, ad esempio, anche per il Senato garantisca un premio di maggioranza a livello nazionale del tutto compatibile con la Costituzione. Altro è invece consentire ai partiti di avere mano libera nel Parlamento, raccogliendo voti tra i cittadini senza essere vincolati alla successiva scelta delle alleanze per formare un governo». E se il vicepresidente del Senato, Domenico Nania, chiede di cambiare la legge elettorale o primarie anche «per scegliere l'ordine di lista di deputati e senatori», l'opposizione attacca. Per il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi, «il Pdl è incapace di guardare al di là del proprio naso. Con la crisi della leadership di Berlusconi (per utilizzare un eufemismo), anche nel centrodestra si parla ora di primarie, ma, per evitare che a qualcuno possa venire in mente di sfidare (e battere) Berlusconi, queste si limitano ai candidati sindaci e presidenti di Province e Regioni. Siamo davvero al ridicolo». «La presentazione della proposta Cicchitto-Quagliariello certifica che la cultura delle primarie ha fatto scuola e che prima o poi potrebbe arrivare il momento di una loro istituzionalizzazione per legge» dice Salvatore Vassallo del Pd, che aggiunge: «L'esclusione delle primarie per il candidato a premier non ha una giustificazione né tecnica né politica». Ribatte il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Andrea Augello: «La proposta Cicchitto-Quagliariello costituisce un primo, utile contributo nella direzione di una maggiore partecipazione dei cittadini nelle scelte che determinano la formazione delle leadership politiche. Certo, c'è ancora molto da lavorare - ammette - e la discussione rimane aperta sia riguardo le modalità che possono mettere al riparo le primarie da indebite ingerenze e da forme di controllo del voto da parte di apparati clientelari e criminali, sia rispetto all'eventuale ricorso a questo strumento anche per determinare le candidature per Palazzo Chigi. Per quel poco che contano - specifica però Augello - le mie posizioni in materia di elezioni primarie sono note e quindi non la penso come Cicchitto e Quagliariello». Il Pd non ci sta. «Apprezziamo lo sforzo del Pdl di proporre metodi democratici anche all'interno del loro partito. Peccato però che ciò venga fatto con le solite eccezioni ad personam per cui le primarie valgono per tutti gli incarichi tranne che per quello principale: il presidente del Consiglio» dice Davide Zoggia, responsabile Pd Enti Locali.