Il Pdl al lavoro per cambiare rotta

.Tutti ufficialmente fiduciosi per la verifica "di fine quadrimestre" alla Camera e al Senato, pronti a giurare, come assicura Fabrizio Cicchitto, che «il referendum non è stato un voto politico», certi che il governo andrà avanti. Tutti, o quasi. Già perché anche all'interno del Pdl qualcuno comincia a non essere più così sicuro, a credere che qualche errore sia stato fatto e adesso sia necessario correggere la rotta. «Dobbiamo tutti serenamente riflettere su cosa non ha funzionato, raddrizzare la barra senza scaricare responsabilità e colpe su alcuni», ammette Giorgia Meloni. Il ministro della Gioventù non ha nessuna intenzione di lasciarsi scoraggiare e fissa gli appuntamenti importanti per la rinascita del partito. «Il Consiglio nazionale - spiega - sarà l'occasione nella quale fare le valutazioni del caso e confrontarci. Alfano? É un grande punto di partenza dal quale arrivare a un Pdl più partecipato». Già, partecipazione. È questo uno dei nodi chiave. Parlarne significa cominciare ad ammettere che esiste un dopo-Berlusconi. La Meloni corre il rischio. «Sono d'accordo di aprire alle primarie per la scelta dei candidati alle amministrative, così come auspico per il Pdl l'indizione di congressi aperti per la scelta dei dirigenti nazionali, con tessera a un euro e possibilità per tutti di iscriversi fino al giorno precedente il congresso. E, soprattutto, credo sia fondamentale una modifica dell'attuale legge elettorale affinché si consenta ai cittadini di scegliere coloro che saranno chiamati a rappresentarli in Parlamento». Il ministro della Gioventù non è l'unica a parlare di cambiamento. «Le urne ci hanno dato un responso crudo che non deve essere minimizzato. Il messaggio è chiaro: ci sono nostri elettori che, se le cose dovessero rimanere così, non ci voteranno più», attacca il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, commentando l'esito dei referendum. Il presidente lombardo traccia anche la linea sul futuro del governo e del Pdl: «Serve un cambiamento di rotta veloce, basato sulle riforme. Se si proseguirà con la strada delle riforme, Berlusconi non è minimamente in discussione - assicura - Se però non si farà così, non ci salverà nemmeno Superman», sentenzia. Dura con il Pdl - ma ormai rischia di diventare un'abitudine - anche Renata Polverini. «È stato un errore invitare gli italiani a restarsene a casa o ad andarsene al mare. Un errore grossolano e non solo dal punto di vista mediatico ma anche e soprattutto da quello politico», spiega la governatrice del Lazio. Il timore - confessa - «è che il Pdl non capisca più gli umori del suo elettorato». Quanto alla valanga di sì anche sul legittimo impedimento «mi aspettavo un distinguo di maggior consistenza» e «siamo davanti a un segnale che Berlusconi riceve direttamente, forte, davvero ad personam...», spiega. Bisogna ripartire dalle riforme che coinvolgono tutti i cittadini: questo il messaggio che viene dalle diverse anime del Pdl. Il Cav è avvisato. Tremonti anche.