Luca e Giulio la strana coppia

Ieri, nel pieno di uno dei giorni più tesi dei rapporti tra Berlusconi e Tremonti, non è sfuggito a palazzo Chigi un editoriale sulla home page di Italia Futura, il think tank di Luca di Montezemolo, prontamente rilanciato dal Corriere della Sera. Titolo, “La linea del rigore va difesa”: una breve ma tosta difesa del ministro dell’Economia. «Ci sembra doveroso offrirgli tutto il nostro più sincero sostegno. Le dichiarazioni di maniera che hanno chiuso il vertice di maggioranza tenutosi lunedì scorso ad Arcore sono, appunto, dichiarazioni di maniera. Esse confermano, assai più che smentire, che con il passare delle settimane le pressioni perché si vada ad una riforma fiscale finanziata in disavanzo si faranno sempre più pesanti. Non c'è da stupirsi che a distanza di poche ore la Commissione europea abbia raccomandato all'Italia di prevenire ogni possibile sforamento dei conti. La coalizione di governo non può pensare di nascondere dietro una mancia fiscale, elargita affrettatamente e senza adeguata copertura, l'ennesimo fallimento nell'eliminare i tanti ceppi che tengono fermo da anni il nostro paese». Queste le frasi incriminate, che possono dire tutto o nulla, ma che celano qualche antefatto. Fra Tremonti e Montezemolo i rapporti non sono mai stati idilliaci, anzi per lunghi anni si sono distinti per reciproca disistima. Soprattutto da parte del ministro, che per esempio nelle varie campagne confindustriali ha sostenuto candidati non montezemoliani. Ultimo, e senza successo, Giorgio Squinzi nel 2008. Mentre nel numero uno della Ferrari ha sempre visto anche un potenziale rivale nella successione al Cavaliere. Il quale invece, per un bel po', Montezemolo lo ha corteggiato offrendogli (improbabili) posti di ministro. Luca ha ripagato Tremonti della stessa moneta. Ancora ad aprile scorso lo ha accusato di «fare troppe facili battute, mentre i tagli alla ricerca sono scandalosi. Io taglierei qualcos'altro, come i consigli d'amministrazione dove vengono piazzati i politici trombati». Ma da alcune settimane, diciamo da prima delle amministrative, Tremonti e il suo entourage hanno cominciato a monitorare con più attenzione le mosse di Montezemolo. Non un feeling, anzi; piuttosto la ricerca, interessata, di una eventuale alternativa in campo moderato per il dopo Cavaliere. Il ministro ha infatti ambizioni più che legittime. Ma è il primo ad essere consapevole dei suoi due maggiori handicap: non ha una base elettorale; e la sua immagine è stata finora troppo associata alla Lega. Per di più è convinto che l'investitura ricevuta da Berlusconi a maggio («se lascio verranno fuori altre personalità, in primis Giulio Tremonti») sia stata una mezza polpetta avvelenata. Insomma, Luca e Giulio hanno preso a scrutarsi. Probabilmente sono entrambi convinti che il dopo-Berlusconi sia già iniziato, e che il centrodestra dovrà riempire il vuoto con nomi spendibili sia a livello mediatico, sia sui mercati. Le tentazioni politiche di Montezemolo sono note, per quanto ondivaghe. Ma il risultato delle amministrative gli preclude qualsiasi spazio a sinistra, posto che ci sia mai stato (Montezemolo è di tutt'altro orientamento, benché abbia amici nel Pd e soprattutto nella Cgil); ed anche il test del terzo polo è piuttosto deludente. Si tratta quindi di ereditare un elettorato moderato, sul quale il ministro ed il capo della Ferrari la pensano allo stesso modo: è maggioranza nel Paese, ma ha bisogno di reset completo. Un nuovo leader, un nuovo sogno. Che difficilmente potrà venire dai contorcimenti nel Pdl, perché i moderati – anche qui l'analisi coincide – non apprezzano gli uomini di partito, tanto più di un partito che rischia l'implosione. Ci vorrebbe un'altra discesa in campo come nel 1994, ma riveduta e adattato al mondo di oggi, in cui si tratta di adeguarsi ai meccanismi europei e mondiali, e di farsi riconoscere ed apprezzare da quelle élite. Entrambi, inutile dirlo, si ritengono all'altezza. Entrambi però scontano la solitudine. Montezemolo non ha più di fronte a sé un grande orizzonte nel mondo Fiat, con i traguardi di Marchionne sempre più proiettati sull'America, lontani dal mondo italiano e dai giri confindustriali e sindacali che Luca conosce come le proprie tasche. La vicenda Tremonti è sotto gli occhi di tutti. Il Cavaliere gli chiede con sempre maggiore insistenza quel taglio di tasse ritenuto ormai l'ultima chance per rivincere nel 2013. Pare che il ministro abbia offerto un compromesso: si può attuare subito una mini-riforma riducendo dal 23 al 20 per cento l'aliquota Irpef più bassa – quella fino a 15 mila euro – aumentando però di un punto l'Iva su molti prodotti; e soprattutto (questo è il punto dolente) alzando la tassa sulle rendite finanziarie. Quando ad un'operazione più ampia, se ne potrà riparlare ad ottobre, con una legge delega, da varare solo dopo che sarà stata inviata a Bruxelles la correzione di bilancio richiesta tre giorni fa. Dicono che il Cavaliere sia rimasto alquanto deluso, ed abbia sollecitato il suo ministro a lavorare più di fantasia, a smetterla con i tagli lineari che stavolta farebbero cadere il governo, a parlare meno di ganasce fiscali. Fatto sta che ieri il premier ha approfittato di una conferenza stampa sul nuovo codice penale e sulle novità antimafia per anticipare che «la delega sul fisco arriverà prima dell'estate». Ora si aspetta la reazione del diretto interessato: Tremonti. E forse si capiranno i futuri scenari del centrodestra ben prima di quanto previsto.