Il Pdl torna protagonista Deciderà pure sul Fisco
L'unico punto fermo è che il Pdl avrà voce in capitolo. E questa è una novità. Fin qui la politica economica è stata dettata da uno schema semplice. Giulio Tremonti portava in Consiglio dei ministri a fine giugno un bel decretone, che in pratica era la Finanziaria vera e propria. I ministri ne sapevano poco o nulla prima. Approvazione del governo e avanti con la doppia fiducia nei due rami del Parlamento. A settembre la Manovra solo tabellare. Stavolta si cambia il metodo. Berlusconi vuole coinvolgere di più il partito. All'inizio della prossima settimana avrà un faccia a faccia con il ministro dell'Economia. Forse a Roma visto che domani il Cavaliere rientrerà nella Capitale per partecipare alla festa dei Carabinieri a piazza di Siena. Martedì o mercoledì dovrebbe tenersi una nuova riunione dell'ufficio di presidenza del partito. All'ordine del giorno ci sarà la discussione sul quadro economico. Non si tratta di un commissariamento del titolare di via XX settembre, bensì un passo avanti per il partito che così potrà essere coinvolto prima ed esprimersi sulla linea politica. Un partito, peraltro, che verrà profondamente innovato con l'obiettivo di essere più credibile. Il nuovo segretario Angelino Alfano si appresta a chiedere l'azzeramento dei coordinatori regionali. Non prenderà un provvedimento motu proprio, piuttosto farà rilevare che con il nuovo statuto i leader regionali possono essere eletti da quelli comunali e dunque chiederà a tutti di sottoporsi al consenso interno una volta fatti i congressi locali che comunque partiranno a luglio. Successivamente il Pdl potrebbe presentare in Parlamento una legge che regolamenti le elezioni primarie sul modello americano, magari cercando un accordo con altri partiti a cominciare dal Pd. Partito e governo. Organizzazione territoriale e rilancio dell'azione dell'esecutivo. I binari sono due ma corrono paralleli. Almeno nella testa di Silvio Berlusconi. Non è un caso che Tremonti non abbia ancora ufficialmente commentato la nomina di Alfano alla guida del partito. Non avrà fatto i salti di gioia per la sua "sicilianità". Accompagnando una delegazione cinese in visita all'ospedale San Raffaele di Milano, s'è trincerato dietro al latino pur di non rispondere alle domande dei giornalisti: «Cuius regio eius religio». Letteralmente: di chi la regione, di lui la religione. Insomma, ci si conforma alla fede dello Stato in cui ci si trova. Al ministero dell'Economia si continua a lavorare a tambur battente. Tuttavia è ben difficile che la riforma del Fisco veda la luce prima dell'estate. L'impostazione che è stata data dall'inizio da Tremonti è quella di completare il percorso del federalismo fiscale e poi, una volta stabilito il nuovo assetto dello Stato per la parte contributiva, procedere alla riorganizzazione dei tributi nazionali. D'altro canto l'ultimo rapporto sulla spesa pubblica preparato da Pietro Giarda, uno dei coordinatori dei quattro tavoli per la riforma, parla chiaro: «L'amministrazione locale gestisce circa il 50% della spesa pubblica complessiva diversa da pensioni e interessi sul debito. Il finanziamento di tale spesa è basato in parte maggioritaria su trasferimenti dallo stato e compartecipazioni, essendo basso, circa il 40%, il peso dei tributi propri». Trenta anni fa il rapporto era il 61% allo Stato e il 39% gli enti locali. Il nuovo federalismo avrà sensibilmente mutato questo rapporto. I tempi? L'unica data messa nero su bianco è il 21 novembre: entro quel giorno, come scritto nella legge delega, devono essere stati approvati tutti i decreti delegati. E quanti ne mancano? Due. Quello sull'armonizzazione del sistema centrale e quello sui premi e le sanzioni per gli amministratori locali. Due e un pezzettino, per la verità visto che quello su Roma Capitale attende l'ultimo passaggio. Dopo è pronta un'altra bella sforbiciata alla spesa pubblica e agli incentivi. Di ogni tipo.