Berlusconi: sul Fisco Tremonti propone ma non decide

"Sul partito ci saranno novità domani. Ho idee molto chiare. Non voglio scontentare nessuno, credo che adesso bisogna stare tutti uniti, ma dobbiamo tornare ad avere una presenza sul territorio come era nel '94". L'annuncio, all'indomani dei risultati negativi dei ballottaggi a Milano e Napoli delle elezioni amministrative, arriva dal premier Silvio Berlusconi, parlando al Quirinale. Berlusconi vuole rimarcare però che in passato "nel partito io non ho mai deciso nulla". D'ora in poi "comunicherò ogni settimana", dice il premier al ricevimento nei giardini del Quirinale per la festa della Repubblica sulla sua intenzione di parlare ai cittadini dopo il periodo di campagna elettorale. Il premier, che ha sottolineato di non avere colpe nell'esito dei ballottaggi, ha però ammesso un problema di "comunicazione".   FISCO E RIFORME Il presidente del Consiglio ha annunciato per il prossimo futuro "riforme importanti" in particolare per quanto riguarda il fisco e l'architettura istituzionale. "Poi - ha aggiunto - lavoreremo molto per la creazione di infrastrutture per il Sud e poi - ha proseguito - mi metterò a comunicare tutte le settimane e poi voglio vedere cosa succede". "In cima all'agenda del governo c'è la riforma del fisco", afferma il presidente del Consiglio indicando gli obiettivi dei prossimi due anni di legislatura. Quanto all'insieme delle misure relative al fisco, sia dal punto di vista della riforma generale che al fine di arrivare ad una riduzione dell'imposizione per i contribuenti, a chi gli obietta una possibile 'freddezza' del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il premier replica secco: "Non è Tremonti che decide, Tremonti propone..." La riforma del fisco, ha detto più tardi il premier, è necessaria perché abbiamo ormai un coacervo di leggi che sono ininterpretabili. Ma bisogna andare a ridurre le imposte. Certo, se noi cominciassimo a fare come fanno altri paesi nei confronti delle pensioni o degli impiegati pubblici sarebbe facile ridurre le imposte. Ma nessuno di noi ha mai pensato di farlo". In serata poi il premier ha gettato acqua sul fuoco e ha ribadito la sua fiducia nel ministro dell'Economia. "Vengo avvertito di tentativi di polemica su una mia risposta del tutto ovvia ad una domanda dei giornalisti. Riconfermo piena fiducia nel Ministro Tremonti e sono sicuro che continueremo a lavorare bene insieme come abbiamo fatto sino ad adesso", si legge in una nota diffusa da palazzo Chigi. "IMPARO DAGLI ERRORI"  Anche se ha ripetuto più volte di non avere nulla da rimproverarsi e di avere visto, da parte del suo partito e della coalizione, una campagna elettorale "super", Silvio Berlusconi ha concesso una battuta meno ottimistica, questo pomeriggio, a una cronista che gli chiedeva come si sentisse dopo il risultato elettorale: "Le cose che abbiamo sbagliato - ha detto il presidente del Consiglio - le abbiamo ben chiare, quindi rimedieremo...". Alla cronista che ha scherzato con lui chiedendogli se quindi non poteva 'illudersi' che il risultato mettesse in crisi il centrodestra, il premier ha replicato: "Non credo proprio...  Io so imparare". NUCLEARE, LA GENTE NON LO VUOLE "Chi è al governo prende atto di ciò che vuole il popolo", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sul prossimo referendum sul nucleare. "Non mi sono occupato mai di referendum - ha detto il premier - vedremo cosa dice la gente". Berlusconi ha precisato: "Sono personalmente convinto che il futuro sia dell'energia prodotta dalle centrali nucleari, ma se la gente non lo vuole non lo vuole". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice tranquillo sulla verifica parlamentare del governo. Ai cronisti che ai giardini del Quirinale gli domandano se sia preoccupato, il premier risponde: "Assolutamente no, non c'è nessuna preoccupazione: zero, zero". Sulla candidatura di Napoli, invece, il premier ha ammesso: "C'era solo una scelta che potevamo fare diversa, a Napoli con la Carfagna, che avrebbe vinto. Ma non abbiamo avuto il cuore di consegnarla alla camorra". I cronisti hanno poi chiesto a Berlusconi dell'attesa sentenza sul lodo Mondadori, per la quale in primo grado la Fininvest è stata condannata a un risarcimento di 750 milioni di euro. "Non voglio parlare di questa cosa", ha dapprima risposto il premier. A chi gli ha chiesto se ha avuto occasione oggi di parlarne con i suoi figli a palazzo Grazioli, il presidente del Consiglio ha replicato: "Ne parliamo tutti i giorni, è una cosa che incombe. Spero che i giudici giudichino secondo l'oggetto della sentenza e non secondo chi è amico e chi no".   VERIFICA DOPO IL 20 GIUGNO In mattinata il premier aveva usato l'ironia per commentare i risultati elettorali. "Ho fatto una riunione: volevo fissare la data del mio funerale, ma nei prossimi giorni ho troppi impegni e quindi rimanderemo...", ha detto  da Bucarest, per invitare a non dare per scontato il precipitare della situazione di governo e maggioranza dopo la "sberla", così l'ha definita ieri il ministro dell'Interno, dei ballottaggi. Intanto, il governo mette in calendario la verifica alla Camera nella settimana tra il 20 e il 27 giugno. A stabilirlo è stata la conferenza dei capigruppo, su indicazione del presidente, Gianfranco Fini. L'opposizione aveva chiesto che si votasse già la prossima settimana, ma non sarebbe stato possibile in questo modo, a quanto è stato spiegato, un passaggio ravvicinato anche a Palazzo Madama. Il presidente del Senato Renato Schifani ha fatto sapere di non poter fissare la verifica prima dei referendum, e la settimana successiva la Camera è impegnata nel varo del decreto Sviluppo. Da qui la decisione di rinviare tutto a dopo il 20 giugno in modo che i due rami del Parlamento si esprimano entrambi a stretto giro. BERSANI: PREMIER IMPRIGIONA L'ITALIA Il Pd festeggia con un brindisi durante la riunione della segreteria e guarda avanti. "Ci siamo messi subito a lavorare, ora tocca ai referendum", spiega Pier Luigi Bersani che annuncia "una grande campagna di iniziative" rivolta anche "a Rai, Mediaset e a tutti i media perché sia dato il giusto spazio ai referendum". Ma soprattutto il leader Pd torna sulla richiesta di dimissioni collegata alla verifica: "L'Italia - avverte - non può girare attorno ai problemi di una persona sola. Quella persona deve prendere atto della condizione. Non può tenere in prigione l'Italia. Andiamo a votare se non si può fare altro". E, se Berlusconi "è uno statista come dice di essere, questa cosa deve capirla".