Berlusconi punta sulle riforme: "Maggioranza solida"

Solo tv e niente piazza. Berlusconi chiude oggi a «Porta a Porta» la sua campagna elettorale per sostenere i candidati a Milano e Bologna. Stanco delle liti nel Pdl, stanco delle uscite continue della Lega, stanco delle multe che l'Agcom gli rovescia addosso – «non mi vogliono far parlare» avrebbe confidato ad alcuni deputati – il premier non sembra proprio avere voglia di impegnarsi più di tanto in una campagna elettorale che per il momento gli ha regalato solo amarezze. Compreso l'atteggiamento di Letizia Moratti che sta conducendo una corsa per recuperare voti per il ballottaggio assai differente dalla sua: toni più soft, dialogo con lo sfidante e soprattutto richiesta di un nuovo faccia a faccia con Pisapia. Per parlare di Milano e dei problemi della città. Ieri il sindaco uscente lo ha ripetuto a tutti quelli che nel Pdl ancora non lo hanno capito: «I cittadini milanesi non sono chiamati a un voto politico o a un voto nazionale. Mi auguro quindi che la campagna elettorale si chiuda trattando i temi che riguardano la città di Milano». «Qualsiasi confronto – ha proseguito – sia sempre fatto e tenuto su temi che riguardano i cittadini milanesi, chiamati a indicare chi per 5 anni sarà il sindaco che dovrà garantire loro servizi a basso costo e sostegno al reddito, senza aumentare tasse e tariffe; il sindaco che sarà capace di garantire sviluppo e occupazione. Quindi mi auguro che la campagna finisca con l'attenzione rivolta a questi temi, perché i cittadini sono chiamati a decidere su questo, non su altro. Non è un voto politico». Berlusconi comunque, nonostante i vertici del partito stiano tentando di convincerlo, non parteciperà alla chiusura della campagna elettorale anche perché «costretto» da impegni internazionali. Domani, infatti, partirà per il vertice del G8 a Deauville in Francia e tornerà venerdì nel tardo pomeriggio. In tempo, sperano nel Pdl, per fare una «sorpresa» almeno nel capoluogo lombardo. Ammesso che gli sia tornata la voglia di tornare a impegnarsi in prima persona. Ieri il Cavaliere ha lanciato il suo consueto appello agli elettori del centrodestra con un videomessaggio pubblicato sul sito del Pdl e poi, in serata, è intervenuto telefonicamente a una manifestazione elettorale a Sora, in provincia di Frosinone: «Fra le riforme che dobbiamo realizzare sicuramente c'è quella della giustizia che comprende anche quella delle intercettazioni perché un Paese in cui non si è sicuri al telefono non è un Paese davvero libero». E le riforme sono il pensiero principale che ha in testa il Cavaliere. Nel pomeriggio, infatti, si è concentrato soprattutto sul governo e sulla tenuta della maggioranza dopo aver incassato la fiducia sul decreto Omnibus che contiene anche la moratoria di un anno sul programma nucleare. In aula è stato «circondato» dai deputati del Pdl, con i quali ha riso e scherzato. «Il voto di oggi – ha commentato lasciando Montecitorio – è la conferma che c'è una maggioranza con la quale si può lavorare ed attuare quel piano importante di riforme che per ora, a causa dei veti che avevamo nella nostra stessa maggioranza, non siamo riusciti a fare». Poi è rientrato a palazzo Grazioli e ha iniziato una serie di riunioni con i vertici del centrodestra. Prima ha visto lo stato maggiore della Lega – Umberto Bossi e Roberto Calderoli con Giulio Tremonti e il ministro della Giustizia Angelino Alfano – poi ha ricevuto i vertici del Pdl: Ignazio La Russa, Denis Verdini, il responsabile organizzativo del partito, Maurizio Lupi. Luogo incontro anche con Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia e deputato Pdl. E il Cavaliere, secondo quanto ha raccontato proprio Martino, avrebbe convocato per stamani l'ufficio di presidenza del Pdl. Una riunione per fare il punto della situazione in vista dei ballottaggi. E in serata parteciperà a una cena con Emma Marcegaglia e il direttivo di Confindustria.