Bossi e Calderoli sognano i ministeri

«Parola data non torna indietro, sulla questione dei ministeri Berlusconi è d'accordo. E i ministeri verranno a Milano». Bossi non ha dubbi. I patti sono patti e il Cavaliere manterrà la promessa. Due dicasteri traslocheranno da Roma al capoluogo meneghino e, per evitare di creare confusione, è lo stesso Senatùr a precisare: «Non è mica detto che siano solo i ministeri mio e di Calderoli, anzi arriverà a Milano un ministero enorme dove si fa l'economia». La controffensiva leghista parte da Milano. L'Umberto è appena arrivato a un gazebo del Carroccio in via Farini dove, da ieri, è iniziata la raccolta firme a favore del decentramento dei ministeri. È carico. Ha voglia di parlare alla sua gente e così improvvisa un comizio. Si sfoga. È stanco di dover fare i conti con l'aggressività dei colleghi del Pdl. Di loro non se ne vuole più curare e così, nonostante la nota scettica dei capigruppo di Camera e Senato del partito di Berlusconi e il parere contrario di alcuni esponenti di spicco del Pdl, come il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, lui tira dritto. «Noi lo faremo ugualmente» è il suo ruvido commento. E aggiunge «Basta "Roma ladrona". Il decentramento l'hanno già fatto in Inghilterra e in Francia. Io e Calderoli siamo i due ministri che firmeranno per portare al nord i ministeri - ha continuato - perché i ministeri sono posti di lavoro, per questo li vuole Roma». E intanto la gente fa la fila per sostenere la sua battaglia. Una firma, rigorosamente con la penna ad inchiostro verde, per condividere il sogno di portare a Milano dei ministeri. Il tutto per fare in modo che al primo Consiglio dei ministri utile la Lega dimostri che la gente vuole «decentare il potere politico». Una battaglia che il mondo leghista sta sostenendo a tutti i livelli. Dal gazebo di piazza fino ad arrivare al Federale di Via Bellerio. Tutti impegnati per tornare ad essere il partito «celodurista» della prima ora. Così Bossi torna a vestire i panni del guerriero. Appena un gruppo di sostenitori di Giuliano Pisapia lo aggredisce urlandogli «Vai a casa, non ti vogliamo», lui reagisce: «Vieni qui, che ti mando all'ospedale io!». Poi lancia il suo colorito appello agli elettori di centrodestra: «Bisogna andare in cabina elettorale e votare bene. Non ci si può tagliare le balle per fare un dispetto alla moglie». E infine se la prende con il sindaco della Capitale, Gianni Alemammo: «I ministeri creano posti di lavoro, per questo li vuole a Roma». Una critica alla quale fa eco anche il ministro Calderoli che spiega: «Che Alemanno dica di no lo posso anche capire, ma è chiaro che l'albero della cuccagna a un certo punto doveva concludersi». Poi la stoccata: «Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto sì, a me basta». Eppure, a sentire le parole del premier, sembra che l'accordo con la Lega non riguardi il trasferire alcuni ministeri a Milano ma «alcuni dipartimenti». Una precisazione che arriva direttamente dal Cav il quale, uscendo dall'ospedale San Carlo di Milano dopo aver fatto visita alla madre dell'assessore comunale Alan Rizzi, aggredita sabato durante una manifestazione, risponde così alla domanda «quanti ministeri arriveranno a Milano?»: «Arriveranno probabilmente dei dipartimenti. Ci sono già a Milano dei dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico. Penso che non ci sia nessuna difficoltà perché alcuni ministeri possano venire a Napoli, in altre città, anche del Sud, che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino la situazione». E mentre la maggioranza si spacca sulle battaglie della Lega, l'opposizione scende in campo con tutto il suo sarcasmo. «A qualche ora dal voto diranno ai milanesi che trasferiranno al nord anche il Colosseo», ironizza il Pd Francesco Boccia.