Più politica non propaganda

Piano piano nel centrodestra stanno realizzando che la linea celodurista di Umberto Bossi sull’ondata migratoria scatenata dalla caduta del Muro del Nord Africa non porta a un bel niente. Anzi, con il passare dei giorni e in un futuro vicinissimo apparirà chiaro il disastro di una politica che invece di confrontarsi con la Storia pensa di poterle chiudere la porta in faccia. Non si risolvono così i problemi e - nell’interesse della stessa Lega - mi auguro che prevalga una linea di informazione, analisi e soluzione che non sia quella del «fuori dalle balle». Gli elettori leghisti si accorgeranno presto con i loro occhi che quel che sta accadendo non è catalogabile alla voce «traffico di clandestini gestito da mercanti di uomini», ma il frutto di un cataclisma geopolitico di lunga durata che richiede capacità di visione del mondo. Lo stesso Sarkozy - primo a sparare in Libia e primo a chiudere le frontiere - si sta rendendo conto che il problema non è gestibile dalla sola Italia. Queste masse di uomini e donne cercano fortuna dove pensano di poter avere lavoro. Pensare di trasformare il Mezzogiorno in un campo profughi - idea leghista - è semplicemente suicida: il centrodestra perderebbe voti al Sud senza salvare il Settentrione dall’arrivo di stranieri in fuga. Cosa fanno gli amici leghisti, i novelli neutralisti alla svizzera? Dichiarano guerra alla Tunisia, all’Egitto e alla Libia? Siamo seri. Chi immagina questi esseri umani come un gruppo di nativi che esce dal deserto e dalla giungla senza conoscere l’Occidente si sbaglia. Sono giovani, vedono la tv, usano il telefonino, moltissimi sono ben istruiti. L’Europa dovrà ripensare in fretta le sue politiche sull’immigrazione e i suoi strumenti di cooperazione internazionale. Berlusconi negli ultimi giorni ha cominciato a giocare una partita diversa, più seria, attenta ma non agganciata al Carroccio. Il premier ieri ha sentito Sarkozy, oggi è a Tunisi e tra qualche giorno potrà mettere l’Unione Europea di fronte alle sue responsabilità. Per l’Italia c’è la possibilità di aprire una finestra diplomatica credibile. Basta smetterla con la propaganda e mettersi a fare politica.