Nordafricani in Puglia Mantovano si dimette

Il piano di smistamento dei migranti da Lampedusa in altri centri di accoglienza ha fatto la prima «vittima». Italiana e illustre. Si tratta del sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, impegnato in queste settimane proprio sul fronte dell'esodo di massa dalla sponda sud del Mediterraneo fino alle coste della Penisola. Le sue dimissioni sono arrivate, nel tardo pomeriggio di ieri, come un fulmine a ciel sereno. Nessuno se le aspettava. Specialmente nel giorno in cui Silvio Berlusconi ha visitato quell'avamposto dell'immigrazione nordafricana chiamato Lampedusa, promettendo che nel giro di 48-60 ore tutti gli extracomunitari sarebbero stati trasferiti altrove. È proprio quell'«altrove» all'origine della decisione di Mantovano, originario di Lecce ed eletto nella circoscrizione Puglia. Il sottosegretario l'avrebbe presa dopo aver saputo dalle labbra del premier che la prima nave passeggeri con il compito di imbarcare gli immigrati a Lampedusa li porterà a Taranto e poi a Manduria, dove già ce ne sono 1300. Si tratta di oltre 1.400 persone. E nei giorni scorsi Mantovano, durante il consiglio comunale a Manduria, aveva annunciato su indicazione del ministro dell'Interno Maroni che la tendopoli non ne avrebbe ospitate più di 1500. L'opposizione, invece, ha preso la palla al balzo per attaccare Palazzo Chigi. «Gli sbarchi hanno mandato nel panico il governo - osserva Ettore Rosato, dell'ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera - Berlusconi ha tentato un blitz televisivo nell'isola ma le dimissioni del sottosegretario Mantovano dimostrano solo che il governo, incapace di assumersi responsabilità, è nel più totale caos». Ma Mantovano non è stato l'unico a lasciare il campo. Più tardi si è appreso che anche il sindaco di Manduria Paolo Tomassino, pure lui Pdl ed ex An come il sottosegretario, ha abbandonato dopo un anno il suo incarico. «Mi sono dimesso dopo aver ascoltato le parole di Berlusconi perché questo trasferimento è assurdo sotto ogni punto di vista - spiega - Non si può sgomberare Lampedusa e ammassare gli immigrati in un'altra zona. A Manduria c'è un campo di emergenza per accogliere un piccolo numero di persone e poi, dopo averle identificate, smistarle in veri centri di accoglienza. Stiamo parlando di esseri umani, gli stranieri e noi. La verità è che ci vogliono progetti chiari e precisi. Nel consiglio comunale Mantovano aveva dato delle garanzie e, conoscendolo come persona dignitosa che rispetta le regole, immaginavo che si sarebbe dimesso dopo le parole del presidente del Consiglio. Manduria è una città di trentaduemila abitanti che ha una vocazione alla solidarietà, ma questo è un modo di fare che mette in grossa difficoltà i sindaci. Berlusconi ha detto che vuol liberare Lampedusa - conclude il sindaco - ma sta creando una seconda Lampedusa a Manduria». Infatti il problema, una volta assicurati i mezzi per trasportare gli immigrati, sarà proprio dove sistemarli. Finora, da quanto emerso sulle intenzioni dell'esecutivo, il piano prevede un limite verso settentrione. Una sorta di «linea gotica» che si ferma a Pisa. Ieri, invece, il premier ha assicurato che saranno portati anche in località più a Nord. Senza però specificare quali siano le destinazioni precise. «Come voi capirete benissimo, c'è l'egoismo di tutti che dicono sì, ma non nel mio giardino. Permettetemi, quindi, di mantenere il riserbo su questa situazione». Sempre sul fronte dell'immigrazione cresce la tensione tra Roma e Bruxelles e tra l'Italia e la Francia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini non è tenero né con l'Unione europea, che definisce «assolutamente inerte», né con i «cugini» d'Oltralpe, accusati di «grave mancanza di solidarietà» nel respingere in Italia i tunisini che varcano il confine di Ventimiglia. La richiesta italiana è di ricorrere ad uno strumento legislativo comunitario, quello per la protezione temporanea, che permetterebbe tra l'altro di distribuire gli sfollati tra gli Stati membri. Alla Farnesina, in particolare, non sono andate giù le parole della commissaria Ue agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmstrom, che lunedì aveva ricordato come l'Italia abbia già a disposizione risorse per affrontare la situazione. «È la tipica espressione di una burocrazia europea che pensa che con i denari si possa risolvere tutto», attacca Frattini. E aggiunge: «Questo non basta. Ci vogliono interventi politici». La controreplica di Bruxelles non si è fatta attendere. Oltre a ricordare i fondi disponibili (80 milioni di euro in due anni), un portavoce della Commissione Ue spiega: «Ci risulta che la maggior parte delle persone provenienti dalla Tunisia che sbarcano a Lampedusa migra per ragioni economiche», e non per motivi politici. E in questo caso, «sono le autorità italiane ad essere responsabili».