"Fermiamo la fuga dal Pd"

I moderati del Pd hanno posto la questione da tempo ma nessuno l'ha ancora risolta. Nemmeno discussa. Anzi sembra che il segretario Bersani minimizzi il disagio sempre più accentuato degli ex popolari. Eppure le cose vanno sempre peggio. Tanto che dopo l'uscita dal partito di 21 parlamentari in poco più di due anni, l'emorragia si estende a Comuni, Regioni e Province. E le cose si complicano perché se gli addii «politici» di Carra, Lusetti, Binetti, Bianchi, Serra, Bruno, Rutelli, Lanzillotta, Vernetti, Gustavino, Mosella, Cesario, Sbarbati, Calearo, Calgaro, Gaglione, Fistarol, Milana, Rossi, Baio e Molinari sono stati in qualche modo metabolizzati, quelli nelle amministrazioni locali rischiano di far esplodere il partito. Dopo il Lazio, con la formazione del gruppo Api alla Pisana da parte di Mei, le uscite di Onorato, Smedile e Vigna in Campidoglio e di Caprari alla Provincia di Roma, tocca a Veneto, Piemonte ed Emila Romagna. Sarebbero pronti a lasciare i Democratici almeno un'altra ventina di amministratori, tra cui un paio di big «locali» del Pd come Causin e Susta che l'hanno già annunciato. Il primo a lanciare l'allarme è stato il deputato ed ex presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra: «Chi lascia il Pd commette un errore, ma se ne commetterebbe uno ancor più grave se si sottovalutasse quello che accade. Questa volta gli abbandoni non riguardano parlamentari, ma amministratori eletti direttamente dai cittadini e questo deve farci interrogare ancora di più. Nell'attuale situazione politica, con un Pdl allo sbando e il Terzo Polo distante da noi, ci viene offerta la grande occasione di costruire l'alternativa e la vittoria ma dobbiamo riportare il nostro partito ad essere punto di riferimento degli elettori moderati». L'appello dell'esponente di MoDem, l'area di Veltroni-Fioroni, è chiaro: «È necessario - aggiunge Gasbarra - avviare una nuova grande azione di apertura del Pd a tutte le sensibilità fondative compresa quella cattolico-riformista. Dobbiamo rilanciare nuove politiche riformiste capaci di far sentire a casa i cattolici democratici». Insomma «ai militanti, dirigenti, agli eletti e nelle città - ammonisce Gasbarra - deve essere riconsegnata l'autonomia ora bloccata da funzionari e commissari che "governano" molti territori». Gli fa eco Giuseppe Fioroni: «L'amarezza, la delusione, di Causin, Susta ed altri amici cattolici democratici le comprendo, ma non posso condividerle perché ritengo che ci sia spazio ancora per cambiare e rilanciare il Partito democratico. Occorre che la dirigenza nazionale si renda conto che non basta più lanciare anatemi o invettive tantomeno minimizzare i fatti. Non è pensabile che questa situazione sia attribuibile soltanto agli errori degli altri». E insiste: «Io non me ne voglio andare, come continuamente qualcuno sostiene auspicando evidentemente che questi abbandoni proseguano e aumentino. Io lavoro per cambiare il Pd - aggiunge Fioroni - come linea politica, come progetto, come forma partito per far sentire tutti a casa propria. Mi auguro che coloro i quali ripetono al segretario Bersani che "tutto va bene" e che i problemi per i cattolici democratici non esistono cambino idea e lavorino per un Pd accogliente anche per i moderati che vogliono starci, ma con la schiena dritta». Ancora più esplicito il deputato Enrico Farinone: «È indispensabile che tutto il partito, a cominciare dal segretario Bersani, affronti di petto la questione dei Popolari che lasciano il partito. Non è possibile immaginare che tutto il torto sta dalla parte di chi se ne va e tutte le ragioni dalla parte di noi, che restiamo. Occorre comprendere meglio i perché, per fermare l'esodo». Paolo Gentiloni sottolinea invece che le dichiarazioni di Gianluca Susta e Andrea Causin sono «un grave segnale di pericolo per il Pd. Si tratta di soci fondatori, tra i più rappresentativi esponenti dell'ex Margherita in Piemonte e Veneto». Usa toni diversi il responsabile Enti locali della segreteria dei Democratici, Davide Zoggia: «La priorità principale del Pd è quella di dare risposte ai tanti problemi irrisolti delle famiglie italiane e in questo senso l'uscita di Causin, che ci rammarica, non sembra cogliere l'aspetto principale del problema, ma si ferma su discussioni tutte interne che probabilmente poco interessano ai cittadini». Insomma «in questi casi servirebbe umiltà e misura, nel rispetto delle migliaia di militanti che quotidianamente si impegnano per far vivere e vincere il progetto del Pd». Netto anche il deputato Antonello Giacomelli che parla di «un'enfatizzazione strumentale di un disagio che in qualche misura c'è e che va affrontato, ma che riguarda semmai tutte le culture che hanno formato il Pd, non solo i cattolici». Siamo solo all'inizio.