«Il Pdl deve diventare un movimento federativo»

IlPdl come lo abbiamo visto fino a oggi non esisterà più. Perché, dopo la nascita del nuovo gruppo «Coesione nazionale» al Senato con gli ex finiani – che si affianca ai Responsabili alla Camera – si dovrà trasformare in un grande movimento federativo di tutti i partiti del centrodestra. Ne è sicuro Andrea Augello, sottosegretario alla presidenza del consiglio, quello che più ha lavorato alla nascita della formazione a Palazzo Madama, amico personale sia di Pasquale Viespoli sia di Silvano Moffa. «È abbastanza naturale che ci si avvii verso un processo di trasformazione – spiega - Ci sono due nuovi gruppi nel centrodestra che garantiscono un riequilibrio della maggioranza e la sopravvivenza del governo. Bisognerà per forza trasformare il Pdl in un grande movimento federativo». Sembra un processo un po' lungo. Si farà a tempo in questa legislatura? «Ci vorrà tempo per cambiare lo statuto del partito, che non prevede questa organizzazione, ma in realtà il fatto che la situazione alla Camera e al Senato sia cambiata porta già con se l'impegno a un patto federativo». E questo servirà ad «attrarre» nuovi parlamentari? «Se riusciamo a portare avanti questo progetto sì. Sono due formazioni che non sono più il Pdl ma stanno nel centrodestra. In questo modo possono diventare un punto di riferimento per i moderati di Fli alla Camera ma anche per gli ex della Margherita che si trovano a disagio nel Pd e per quelli dell'Udc. I quali però non vogliono entrare nel partito di Berlusconi». Ma i due gruppi da che cosa si differenziano dal Pdl? «Diciamo quello che li accomuna: l'idea che serva un bipolarismo ma con tante identità. Il bipartitismo è fallito, i due partiti unici, Pd e Pdl, hanno schiacciato e soffocato molte voci. Invece la dialettica con queste due nuove identità può arricchire il centrodestra, farlo diventare più attento alle esigenze del Sud, del territorio, riequilibrare una coalizione che è troppo schiacciata sulla Lega». Lei parla di federare i nuovi partiti nel Pdl. Questo porta anche alla necessità di una nuova legge elettorale? «A quella dobbiamo sicuramente lavorare. Per esempio dobbiamo pensare che in caso di elezioni non ci potrà più essere una lista unica ma bisognerà dare rappresentanza anche a chi è federato nel Pdl. Senza però togliere il premio di maggioranza che è l'architrave della governabilità. E poi bisognerà articolare meglio il rapporto con il territorio, con un legame più stretto tra chi viene eletto e chi lo ha votato».