Tam tam nel Palazzo Dai pm un'altra bomba

Il botto. Anzi no, il bombone. Anzi no, il pacco. Insomma, ognuno lo chiama a modo suo. E, complice ormai il terrore che tutti si sentono intercettati, fioriscono nomi, nomignoli, definizioni colorite. Insomma, i vertici del Pdl si aspettano altre carte dalla Procura di Milano. Prima di domani, quando cioé l'aula di Montecitorio deciderà sulla richiesta dell'autorizzzazione a procedere alla perquisizione dell'ufficio di Spinelli, che fa parte della segreteria di Berlusconi. «È stato così anche l'altra volta», dice un deputato berlusconiano, riferendosi al fatto che anche in Giunta per le autorizzazioni accadde un fatto simile. Proprio mentre si stava per decidere sulle famose 389 pagine in cui comparivano anche intercettazioni, ne arrivarono altre 227 dai pm meneghini. E stavolta? Girano oramai le voci incontrollate. Si parla di foto, filmati sebbene la loro esistenza sia stata smentita dalla procura. Di foto ha parlato espressamente Luca Barbareschi (ne riferiamo a parte). Ora, il punto politico è un altro: se arriveranno altre carte, altre intercettazioni, queste avranno effetti politici? Nel vertice con gli altri big del Pdl Berlusconi ne fa solo un accenno. Ma si mostra anche baldanzoso. Sicuro di poter allargare la maggioranza già nei prossimi giorni. I nomi che girano sono sempre quelli. Due Mpa come Aurelio Misiti e Ferdinando Latteri. Ma anche qualche Fli. Come Carmine Patarino, il cui disagio è arrivato alle orecchie dei leader pidiellini. Andrea Ronchi è stato visto protestare platealmente in Transatlantico: «Sono stato quello che più ci ha rimesso», ha detto più volte l'ex ministro. E non è difficile immaginare che la sua compagna, Giulia Cosenza, in dolce attesa, la pensi diversamente. A disagio sulla linea fortemente antigovernativa c'è anche Gianfranco Paglia: lui, ufficiale dell'Esercito, è difficile che possa condividere la chiamata alla piazza fatta da Italo Bocchino due giorni fa. Scontenti della situazione sono anche Francesco Proietti Cosmi e Donato Lamorte. Dalla Camera al Senato, la situazione in Fli è ancora più traballante. Franco Pontone ormai si domanda che ci sta a fare e nei giorni scorsi ha incontrato a lungo il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri. In sofferenza anche i senatori Digilio e De Angelis. Berlusconi tira dritto. «Nei prossimi giorni arriveranno dei segnali chiari», ha detto ai suoi. Il riferimento è alle votazioni in aula, a cominciare appunto da quella di domani. Sale la tensione, i nuovi documenti potrebbero compromettere tutto. L'invito è a tenere bassi i toni, per questo viene smorzata l'idea di scendere in piazza a sostegno del premier, diffusa con un comunicato del partito nel pomeriggio. Una nota che allerta il Quirinale e che fa infuriare Giuliano Ferrara. Il direttore del Foglio è il principale suggeritore della nuova linea del Cav, tutta concentrata sull'azione di governo e in particolare sull'iniziativa riformatrice (proprio ieri è stato calendarizzato il processo breve, venerdì i primi testi sulla riforma del Fisco). Al punto che Ferrara chiama palazzo Grazioli per chiedere conto della mobilitazione contro i pm annunciata dal comunicato che vedeva il protagonismo di Santanchè e Brambilla. Arriva poi una precisazione di Bonaiuti che sottolinea l'estraneità del premier. Dunque, il governo. Si parla di federalismo. Si pensa in caso di pareggio di votare un ordine del giorno in Aula. Berlusconi sta limando anche la nuova composizione del governo. Undici i posti da assegnare, in pole Saverio Romano per il ministero delle Politiche Europee.