Marcegaglia incorona Tremonti

Marcegaglia dà l'investitura a Tremonti. Il ministro dell'Economia, secondo il presidente della Confindustria, potrebbe sostituire Berlusconi ma dovrebbero crearsi le condizioni giuste, ovvero avere la maggioranza in Parlamento e essere indicato dagli elettori. Anche Marcegaglia quindi salta sul carro di quanti vorrebbero dare la spallata al premier. Ospite di Fabio Fazio alla trasmissione «Che tempo che fa», il presidente della Confindustria attacca a testa bassa il governo che non è più all'altezza del suo ruolo. «Da sei mesi a questa parte l'azione dell'Esecutivo non è sufficiente. E quindi se il Governo non è in grado di fare le riforme bisogna fare altre scelte». Marcegaglia riconosce che il governo «nei primi mesi della crisi ha tenuto i conti a posto» mentre in Portogallo e Spagna la situazione precipitava» ma ora, avverte «serve di più». Ovvero «serve stabilità ma non fine a se stessa ma per fare le riforme. Altrimenti bisogna fare altre scelte: non si può più aspettare». Ma Fazio incalza e le chiede se vede ripercussioni sull'immagine dell'Italia anche dovute ai recenti fatti di cronaca giudiziaria. «Dai giornali italiani ed esteri - risponde Marcegaglia - esce un'immagine non positiva del nostro Paese. Ma quando sono all'estero sottolineo sempre che c'è un'altra Italia, un'Italia che va a letto presto e si sveglia presto, che lavora, che produce, che fa impresa e che si impegna». Infine un accenno ai temi della prossima settimana. Secondo il presidente di Confindustria l'accordo di Mirafiori non rappresenta il tramonto del contratto nazionale di lavoro. «Fino a oggi si è lavorato con un sistema che valeva per tutti, che ora non funziona più: bisogna trovare il modo che ogni impresa attraverso le relazioni sindacali aumenti la produttività. Il contratto nazionale magari sarà più leggero, e quello aziendale invece orientato ad aumentare i salari». Ma soprattutto è pronta a scommettere che «tra qualche anno il contratto nazionale ci sarà ancora». E fa l'esempio della Germania dove «si può scegliere l'uno o l'altro già dal 2005, ma solo il 7% delle imprese ha scelto di adottare solo quello aziendale». Queste parole arrivano alla vigilia di una settimana cruciale per la partita sui nuovi schemi contrattuali, che vede in campo Fiat, sindacati dei metalmeccanici, Federmeccanica e Confindustria. In parallelo, si accende il dibattito sul percorso di riforma della Confindustria, annunciato nei giorni scorsi dalla Marcegaglia. I riflettori sono tutti puntati sul tavolo Federmeccanica che si terrà oggi a Roma, il secondo dopo quello di dicembre, per la definizione di norme specifiche per il comparto dell'auto e il contratto del metalmeccanici. All'ordine del giorno del confronto con i sindacati (senza la Fiom che non ha firmato l'ultimo contratto di categoria), la flessibilità e l'orario di lavoro. Sul contratto nazionale i sindacati hanno posizioni diverse. Per Fim e Uilm «il contratto nazionale è necessario perché il settore è frantumato». Quindi l'obiettivo è «di mettere le basi affiché le due newco (Pomigliano e Mirafiori) rientrino nel contratto nazionale». La Fismic invece è più aperta al modello tedesco. Il ministro del Lavoro Sacconi ha sottolineato che il contratto nazionale rimane una «cornice essenziale» e nessuno ne ipotizza la cancellazione. «Il maggior peso della contrattazione aziendale può favorire l'attrazione di investimenti e maggiore occupazione soprattutto giovanile». Intanto la Fiom prepara la mobilitazione di venerdì. Settimana cruciale anche per Confindustria. Domani si riunisce il direttivo e mercoledì la giunta degli industriali.