Diffidare sempre ma non solo degli sconosciuti

Hail sapore aspro di uno sguardo all'improvviso ostile. Vedi occhi che si appannano e sai che accadrà qualcosa. Te lo dice il morso allo stomaco. Nella testa i pensieri si mischiano ai ricordi. Avresti voglia di scappare e invece resti. Un attimo. Che unisce la fanciullezza di Yara alle storie che narriamo. Un attimo in cui invece di ribellarsi, scappare, urlare le donne si fanno statue sperando di sbagliarsi. Yara è piccola, dove avrebbe potuto trovare la forza di difendersi? Da nessuna parte. Se non fosse stata sola, se la strada non fosse stata buia. Se qualcuno, magari i genitori, avesse immaginato che il paesino ridente e tranquillo non è un'assicurazione sulla vita. Chissà, forse sarebbe andata diversamente. Non c'è riparo alla violenza che arriva all'improvviso. Ma la violenza che arriva da sconosciuti all'improvviso è rarissima. La storia di Yara è ancora tutta da scrivere, dà un dolore immenso. E dice che non esistono luoghi e situazioni sicuri solo perché li vogliamo così. Qui accanto Nadia Pietrafitta racconta una giornata di ordinaria violenza sulle donne. Storie e paesi diversi. Stessa fine: al cimitero o in ospedale. Eppure, per sopravvivere basta porre attenzione, preservarsi, avere cura di sé, del proprio valore. Andarsene prima. Denunciare. Chiedere aiuto. Le donne che finiscono uccise o ferite non lo fanno. Sicuramente perché non va di moda fra le generazioni del tutto e subito. Dell'andiamo a convivere che tanto chissenefrega. Del l'ho conosciuto e mi è piaciuto. Non è così che va. Scambiare un incontro per una relazione è il primo errore grave. Anteporre i propri bisogni relazionali a quelli di un altro che vede la storia al contrario è il secondo. Gli uomini, nella loro rudimentale semplicità, non lasciano mai intendere altro da quello che sono e che vogliono. Le donne che subiscono chiudono gli occhi, costruiscono castelli. Ma soprattutto si sentono sincere quando, di fronte a un uomo irrispettoso, alle sue parole mute, ai suoi gesti assenti e ai suoi scatti d'ira procedono spedite ad accudire convinte di poter cambiargli abitudini e carattere. Nell'era della rete e delle relazioni virtuali la violenza si ispessisce perché diminuisce la dimistichezza con la realtà e la sua crudezza. Che è sempre uguale e non perdona chi non ha rispetto per la propria vita foss'anche di solitudine. Quante donne non ce la fanno a stare sole e accettano relazioni contaminate? Troppe. Quando una ragazza muore uccisa da un uomo, almeno una volta, ha avuto la percezione che qualcosa di brutto stava per accadere. Ma ha pensato di poter governare l'inferno. Di poter aiutare il suo compagno in difficoltà emotiva, di potergli cambiare il cervello. Nessuno può cambiare nessuno. L'unica cosa che può davvero accadere è che le donne imparino a preservare se stesse, a cogliere i segnali della violenza che comincia con la prima mancanza di rispetto, la più stupida. Diffidare è la parola. Di amori morbosi e di gelosie malate. Di bisogni confusi con desideri. Se serve anche di se stesse. Nel mondo bisogna entrare armate. E se le armi non sono affilate, meglio diffidare di tutti, non solo degli sconosciuti. Meglio disobbedire. Meglio non camminare di sera da sola in una strada poco illuminata e ancor meno frequentata.