di MARINO COLLACCIANI Il fiuto dei cani aveva subito centrato una pista.

Orail cantiere di Mapello, con le inquietanti colate di cemento che nascondono il lavoro di tanti operai e forse una verità che nessuno vorrebbe scoprire, tornano di attualità. Non una prova e nemmeno un indizio possono avvalorare la veridicità di una lettera anonima: «Yara è nel cantiere Mapello. Ho paura». Poche parole, senza la preposizione «di» tra la parola «cantiere» e «Mapello» incollate lettera per lettera su un foglio nero formato A4, messo in una busta recapitata ieri mattina alla redazione del quotidiano «L'Eco di Bergamo», la voce della città e della bergamasca intera. Ora, se si vuole pensare a un concetto espresso dall'anonimo di turno, in qualche modo a nome e per conto del pensiero di molti, purtroppo non c'è da esultare. Se invece la missiva fosse stava inviata da chi realmente sa, ci sarebbe da discutere a lungo sulla posizione subito epressa dagli inquirenti: ieri mattina alcuni agenti in borghese hanno fatto un sopralluogo ma l'area, hanno spiegato in Questura, non sarà, almeno per in questa fase, ispezionata di nuovo, poiché è già stata oggetto di un'attività approfondita da parte dei carabinieri. Eppure, il sito - che presto ospiterà un nuovo centro commerciale - è uno dei luoghi-chiave dell'inchiesta: i carabinieri l'hanno setacciato a fondo per un paio di settimane, dopo essere stati condotti dal fiuto dei cani. Nulla, però, era stato trovato, neppure dai Ris di Parma. Da giorni il cantiere - lo stesso in cui lavorava il marocchino Mohammed Fikri, arrestato e poi scarcerato perché risultato estraneo alla vicenda - non era più sotto la lente degli investigatori. C'è da dire, per dovere di cronaca, che la lettera recapitata ieri mattina al quotidiano bergamasco è solo l'ultima di una lunga serie di missive anonime, che arrivano ogni giorno alle forze dell'ordine, in Procura e anche alla famiglia Gambirasio, e si dà per scontato che ne arriveranno altre. Una di queste, scritta da una medium e indirizzata alla madre di Yara, era stata intercettata e sequestrata a Genova nel mese di dicembre. Tante segnalazioni anonime, così come numerosi sono i veggenti che scrivono o contattano personalmente polizia e carabinieri convinti di poter dare indicazioni per risolvere il caso. Finora, però, nessuno dei trecento medium che si sono fatti vivi ha saputo fornire elementi utili alle indagini. Dopo l'uscita di scena anche dell'unico testimone, Enrico Tironi, che ha sempre affermato di aver visto la tredicenne al momento della scomparsa (i tabulati telefonici hanno accertato che a quell'ora il giovane si trovava a casa di un amico) carabinieri e polizia hanno cominciato a sentire di nuovo un centinaio di persone, tra vicini di casa e conoscenti. Nel frattempo le ricerche proseguono: ieri è tornato in azione il georadar, già utilizzato nel cantiere di Mapello, per scandagliare il sottosuolo nella zona dell'ex colonia elioterapica a Brembate di Sopra mentre altre squadre hanno cercato nei boschi della Maresana, alle porte di Bergamo. E nel buio pesto, si continuano a gettare sul tavolo anche le carte dei veggenti. Così, con la nuova scenografia esoterica c'è l'ombra di una donna nel mistero della scomparsa. Ne è sempre più convinto Mario Allocchi, il sensitivo che aveva previsto la tragica fine di Sarah Scazzi e che in passato si è occupato di altri casi di persone scomparse. Dal 26 novembre scorso, giorno in cui la 13enne bergamasca promessa della ginnastica ritmica non è più tornata nella sua casa a Brembate di Sopra, il consulente esoterico non ha mai smesso di occuparsi del caso. «Yara - spiega è stata assassinata». È stato un sequestro «basato sull'inganno e la scaltrezza» di una donna «che ha invitato Yara a salire in macchina». Un incontro, tra vittima e aguzzino, che avviene in palestra. «La piccola conosceva molto bene questa donna e si fidava. Mai e poi mai - sottolinea - avrebbe immaginato che non sarebbe più tornata a casa». Dopo aver usato la tecnica della radioestesia, il 40enne consulente esoterico di Civitavecchia (che qualcosa ha già indovinato avendo annunciato l'estraneità alla vicenda del giovane operaio Mohamed Friki), sostiene con forza la sua tesi e invita gli inquirenti a ripartire dalla palestra. «È qui che la 13enne è stata vista l'ultima volta ed è da qui che bisogna ripartire». Non crede alle parole del presunto testimone Enrico Tironi né all'ipotesi di due uomini. In azione, per Allocchi, c'era una donna. «Nelle mie ricerche viene sempre la carta dell'imperatrice, una donna che - conclude - conosceva Yara Gambirasio».