America sfigurata dai dossier di Wikileaks

La diplomazia degli Stati Uniti d'America è nuda. Il 28 novembre 2010 sarà ricordato come l'altra data, dopo l'11 settembre 2001, del XXI secolo che ha cambiato la storia del mondo. E colpito al cuore l'America. Julian Assange come Osama Bin Laden. Le migliaia di comunicazioni tra ambasciate e Dipartimento di Stato Usa stanno provocando un terremoto. Le relazioni internazionali non saranno più le stesse. I giudizi, le analisi, a volte grossolane e senza peli sulla lingua, espressi dai funzionari statunitensi sui leader e sui politici dei Paesi che li ospitavano, sono a dir poco imbarazzanti. La diplomazia a stelle e strisce non ne esce bene. Immediata la reazione della States affidata al portavoce di Obama Robert Gibbs: «La Casa Bianca condanna fermamente la diffusione non autorizzata di documenti e informazioni sensibili per la sicurezza nazionale». Ma anche l'Italia non fa una bella figura. Sono 3.012 i files spediti da Roma. I giudizi sulle feste (party nei files) del premier Berlusconi sono critici. Ma il giudizio della sede diplomatica di Via Veneto è tipico del calvinismo americano: «Feste selvagge», dimentichi di quanto accaduto nella Sala ovale della Casa Bianca qualche anno addietro. La parte più delicata è quella con le critiche sull'«amicizia pericolosa» con Vladimir Putin e Gheddafi. Il rapporto così cordiale tra il Cavaliere e i presidenti americani ne esce come l'immagine virtuale di una fotografia taroccata. Giudizi impietosi che coinvolgono altri membri del governo e del Parlamento italiano. Tutti i maggiori leader mondiali sono colpiti dagli strali dei funzionari Usa. Sarkozy è descritto come un «imperatore senza vestiti». Karzai «spinto dalla paranoia». Gossip su Gheddafi, il rais ha «procaci biondine come infermiere». Non mancano giudizi sulla Cancelliera Angela Merkel: «Evita i rischi e raramente è creativa». Il suo vice Westerwelle è descritto come «aggressivo». Nella mole immensa di documenti ci sarebbero anche alcune considerazioni sui rapporti Usa Europa. «Obama non prova alcuna emozione nei confronti dell'Europa» e «l'Europa non è così importante per gli Usa». Fino all'ultimo gli Stati Uniti e gli altri governi hanno tentato di impedirne la diffusione. «Stiamo subendo un DDos (distributed denial of service)», una negazione del servizio, si leggeva nel pomeriggio in un breve messaggio postato su Twitter da Wikileaks. Ma poco dopo ha confermato «El Pais, Le Monde, Speigel, Guardian e New York Times pubblicheranno la documentazione di fonte Usa anche se il sito di Wikileaks sarà irraggiungibile». Così è stato. I milioni di documenti segreti che WikiLeaks è sul punto di diffondere riguardano «le maggiori questioni mondiali», aveva dichiarato il responsabile del sito internet, Julian Assange, nel corso di una videoconferenza stampa in Giordania. «I documenti che ci prepariamo a pubblicare riguardano tutti i grandi argomenti in tutti i Paesi del mondo», ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se la nuova ondata di rapporti segreti riguardava nuovamente la guerra in Iraq e in Afghanistan. Assange ha tenuto a precisare che parlava in videoconferenza perché «la Giordania non è il paese più sicuro quando si ha la Cia alle calcagne». Il fondatore di WikiLeaks ha aggiunto di essere venuto in possesso di circa 3 milioni di documenti di ogni sorta provenienti dalle ambasciate americane di tutto il mondo. Alcuni risalgono al 1966, la maggior parte dal 2000 al 2010. La pubblicazione dei dispacci ha costretto le ambasciate americane sparse per il mondo, anche quelle nei Paesi Alleati, a blindarsi. «No comment» e soprattutto evitare di farsi vedere in giro sono gli ordini arrivati da Foggy Bottom sede del Dipartimento di Stato. I file di Wikileaks contengono molte critiche mosse dagli Usa a importanti leader mondiali come Nelson Mandela, Hamid Karzai e il colonnello Gheddafi. A rischio anche la relazione privilegiata Usa-Gran Bretagna per via di alcune osservazioni sul premier David Cameron. Rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna anche per le opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair e Brown. Tra i dispacci «imbarazzanti» quello spedito da Joannesburg dove si riferisce che il presidente sudafricano accusò il presidente Usa George Bush di essere razzista perché, ai tempi dell'invasione dell'Iraq, ignorò le richieste dell'Onu perché Kofi Annan era di colore. Una «gelata» si attende anche per i rapporti di Usa e Russia. Nei file ci sono critiche degli Usa ai leader russi nonché le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani russi durante i preliminari del negoziato Start. Meno imbarazzanti i cablogrammi da Tel Aviv. Nei files solo considerazioni sullo staff dei negoziatori incaricati per il piano di pace con i palestinesi.