E Gianfry è rimasto solo. A Bastia Umbra

Non siamo alle comiche finali, come a tutti è ormai chiaro, ma incontestabilmente a quelle iniziali. Che promettono esilaranti momenti come ogni cinepanettone che si rispetti. Ed il colpo di Pier Ferdinando Casini di domenica scorsa ne è il prologo che ha già mandato di traverso il panettone vero, quello di Natale, a più d'uno. Per un felice disegno del destino, alle parole che ha pronunciato il leader dell'Udc, hanno fatto seguito quelle di Luca Cordero di Montezemolo il quale, negando di voler partecipare ad un cast politico mentre scorrono i titoli di coda di un sistema morente, ha messo la pietra tombale sul terzopolismo, fanciullesca utopia di chi ha cantato il berlusconismo senza spartito, in maniera, diciamo, un po' approssimativa, salvo recitarne il de profundis ben prima che l'evento luttuoso si verificasse. E adesso? Il patron della Ferrari continuerà a fare il verso ai guru delle alte strategie economico-politiche come in un teatrino di terz'ordine, ignorando che la diagnosi dei mali del Paese è specialità nella quale eccellono in tanti, mentre in pochi riescono a suggerire ricette adeguate, e lui non è certo tra questi. Fazio gli ha offerto la tribuna perché dicesse qualcosa di credibile, non per asciugargli le lacrime. A proposito: ma, come esponente di spicco della classe dirigente italiana, dove stava quando le criticità lamentate, soprattutto nella finanza e nell'industria, si dilatavano a macchia d'olio? Casini, molto più realisticamente, preso atto che Berlusconi non lo schioda nessuno, tantomeno i berluschini di ieri rinsaviti chissà grazie a quale miracolosa pozione, ha lanciato una proposta al Cavaliere che certamente non cadrà nel nulla, nonostante l'opposizione della Lega. Gli uomini dell'ex-presidente della Camera, naturalmente, smentiranno come potranno qualsiasi trattativa, ma il senso di responsabilità (ed anche l'indiscutibile coraggio della scelta compiuta due anni fa) che gli va riconosciuto probabilmente li guiderà verso l'approdo in un centrodestra allargato che, se anche nel Pdl verrà avvertito come un'opportunità storica, potrà aprirsi ad una nuova stagione di governabilità e di riforme. E Fini dov'è rimasto? Là dove lo avevamo lasciato. A Bastia Umbra. Sempre che nel frattempo non abbia, come riteniamo, elaborato la solitudine nella quale è precipitato, non tanto per sua volontà quanto per assecondare un manipolo di fedelissimi pasdaran per i quali il cinepanettone è un film horror che prevede catastrofi indescrivibili in vista di palingenesi che non si realizzeranno mai. Adesso è il tempo della politica. Fini lo sa bene. E sa perfettamente che nulla è mai perduto irrimediabilmente. Basterebbe, prima di ogni altra mossa, che facesse scendere la febbre dell'antiberlusconismo nel suo mondo con robuste dosi di tachipirina politica e poi seguisse l'esempio di Casini (so che significa chiedere molto a chi due settimane fa si produsse in proclami scioltisi come neve al sole) sulla strada se non proprio di una ricomposizione, quanto meno della ricerca di assetti tali da portare a compimento la legislatura. Comunque vada il 14 dicembre, che il governo ottenga la fiducia o meno, il domani non apparterrà certamente a chi ha innescato una guerra insensata dalla quale non avrà nulla da guadagnare. Meglio porci rimedio finché si è in tempo: non sarebbe affatto disonorevole. A meno di non voler passare le prossime festività guardando scorrere le immagini del più indigesto cinepanettone che sia stato prodotto negli ultimi tempi. Il titolo? "Futuro e libertà", naturalmente.