Bossi: Silvio poco furbo poteva chiamare me

Lo sfogo di Bossi arriva in serata. Il caso Ruby sta montando, circola con maggiore insistenza l'ipotesi di un governo tecnico che significherebbe archiviare il federalismo. Bossi assediato dai giornalisti si sfoga. È arrabbiato per la telefonata fatta personalmente in Questura dal premier per Ruby. «Mi pare che non ci sia niente di penale, però è chiaro che la telefonata Berlusconi poteva farla fare a un altro. Chiamava me, chiamava Maroni. È meglio non farla quella scelta lì. Berlusconi forse poteva essere un po' più furbo, ma lo scandalo vero - ha ripetuto - è il concorso truccato per notai». Poi critica il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia che aveva parlato di Paese bloccato: quando c'è difficoltà è inutile che aggiungi difficoltà a difficoltà. Intanto Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi chiarisce i contorni del caso Ruby. «Continua una incredibile strumentalizzazione di una banale telefonata, quando i fatti sono ormai ampiamente chiariti». Ghedini sottolinea che «di una vicenda assolutamente priva di ogni connotazione negativa si sta tentando di creare un caso mediatico e per alcuni addirittura giudiziario. Sarebbe davvero gravissimo, anche se contro il presidente Berlusconi ormai si è assistito nel corso degli anni alle più assurde fantasie, che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato così come suggerito da certa stampa, su un comportamento che non può che essere valutato come caratterizzato da contenuti assolutamente positivi». Il polverone che circonda tutta la vicenda sta creando una gran confusione. Ghedini afferma che «quando saranno resi noti gli atti documentali e testimoniali sarà agevole comprendere la risibilità degli attuali assunti giornalistici. A meno che non si tratti ancora una volta dell'ennesima montatura mediatico-giudiziaria tesa all'unico fine di screditare il Presidente del Consiglio, è evidente che presto sarà tutto da ritenersi insussistente e privo di ogni base fattuale». Intanto l'inchiesta milanese si sta concentrando su ciò che realmente successe quella notte, viste le diverse versioni.   Non ci fu un accordo tra la Questura e il pm dei minori di turno per l'affidamento di Ruby la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando la minorenne finì negli uffici di via Fatebenefratelli che poi lasciò in piena notte insieme alla consigliera regionale Lombarda Nicole Minetti e la brasiliana, coinquilina della giovane, precedute da una telefonata giunta da Palazzo Chigi. L'accordo ci fu aveva invece sostenuto in una nota ufficiale la Questura. Mentre il Procuratore della Repubblica dei Minori Monica Frediani ha inviato sulla vicenda una relazione ai colleghi della Procura ordinaria, il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, coordinatore della dda ha sentito due dei protagonisti di quella nottata: il capo di gabinetto Pietro Ostuni, e da quanto si è saputo, anche il commissario capo Giorgia Iafrate. E mentre negli uffici della Questura nessuna parola sul caso, negli ambienti vicini alla Procura minorile è stata ribadita la versione già trapelata. Il pm Fiorillo, contattato più volte dalla polizia, non solo non diede il via libera alla consegna della ragazza a Nicole Minetti, ma non raggiunse mai alcun accordo circa l'affido della giovane alla consigliera.