Berlusconi riparte

Berlusconi riparte da Acerra. Dal termovalorizzatore che dovrebbe aiutare a risolvere i problemi legati all'emergenza rifiuti a Napoli. Dopo qualche giorno di silenzio, dovuto a un attacco di febbre che lo ha fatto rimanere ad Arcore per metà settimana il Cavaliere è tornato sulla scena politica con un'agenda fittissima: stamani sarà in Campania insieme al sottosegretario Guido Bertolaso, al Governatore Caldoro, ai presidenti di province e ai prefetti dei comuni interessati all'emergenza rifiuti, nel pomeriggio volerà a Bruxelles per partecipare insieme con gli altri leader europei al consiglio della Ue. Il segnale che il Cavaliere vuole dare all'esterno è di essere tornato l'uomo del fare, il premier che risolve i problemi. Un modo per distogliere l'attenzione dai problemi politici che in questo momento lo fanno sprofondare in una palude nella quale gli riesce difficile individuare la via d'uscita. Ma sono temi che prima o poi Berlusconi dovrà affrontare. Ci sono le inchieste giudiziarie, la necessità di trovare un accordo con Fini per proseguire la legislatura con idee più chiare, l'esigenza di dare uno scossone salutare al Pdl, il bisogno di rimettere in moto il Paese. In modo da non farsi incastrare dalle critiche di chi dice che il governo è fermo. Quello che però angustia di più il premier è il ritorno, massiccio, degli attacchi giudiziari. Ultimo, in ordine di tempo, quello scaturito dalla testimonianza della ragazza marocchina di 17 anni (ne compirà 18 il prossimo mese) Ruby che ha raccontato di essere stata ad Arcore e di avere avuto rapporti con Berlusconi. Una notizia che Il Fatto ha cavalcato in questi giorni. E che i due avvocati del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini hanno smentito: «Le notizie apparse anche quest'oggi su il Fatto Quotidiano e su alcuni quotidiani in relazione ad asserite dichiarazioni rese da tale Ruby in merito a episodi che sarebbero accaduti presso l'abitazione del Presidente Berlusconi, sono assolutamente infondate. La stessa Procura di Milano si è già puntualmente espressa sull'inesistenza di indagini in tal senso». E proprio ieri i magistrati hanno fatto una riunione di tre ore per cercare di chiarire i tanti lati oscuri della vicenda. Ma sul tavolo di Berlusconi c'è anche, e soprattutto, il problema del partito. Il documento firmato da 25 senatori del Pdl, tra cui anche alcuni parlamentari vicini al premier, chiede di arrivare a un accordo complessivo con Gianfranco Fini. E in questo modo ridare slancio all'attività del governo e a quella sul territorio. Anche perché altrimenti c'è il rischio che gli scontenti si facciano attrarre da Futuro e Libertà. Un allarme che ha già provocato i primi risultati: ieri Berlusconi ha chiamato prima Denis Verdini poi i capigruppo di Camera e Senato dettandogli un compito preciso: «Ascoltate i delusi per dissuaderli dal lasciare il Pdl – ha spiegato al telefono – dovete trovare delle formule giuste, non voglio più malumori». L'idea è quella di un compromesso per cui accanto al coordinatore e al vicecoordinatore ci sarà una giunta «consultiva», composta da quattro o cinque persone che affiancheranno i vertici locali. Non proprio una riorganizzazione del partito ma è un primo passo avanti per fermare una possibile emorragia.