E Giancarlo fa traballare anche il governo di St. Lucia

Ha poco più di trent'anni, non si è ancora capito che lavoro faccia, è diventato un inquilino scomodo per i Grimaldi nel Principato ed è l'unico che si insapona da solo la Ferrari all'autolavaggio. Eppure Giancarlo Tulliani ha il potere di mandare a gambe all'aria ben due governi. Quello italiano, se il cognato Fini fosse costretto a dimettersi per il gran casino di Montecarlo, e ora anche quello di St Lucia. Sì perché l'ex premier del Paese, Kenny Anthony, in un'intervista a La Repubblica, e l'attuale capo dell'opposizione Peter Alexander, intervistato da La Stampa hanno chiesto al ministro della Giustizia, Francis, di pubblicare i documenti relativi alle indagini sulla Printemps. Sostenendo che quella seguita è stata una procedura illegale: «Non so cosa abbia spinto il ministro della Giustizia a svolgere delle indagini su una società registrata nel nostro territorio - afferma Anthony a La Repubblica - So però che tutta la procedura è stata inconsueta e soprattutto illegale». L'ex primo ministro aggiunge che «inconsueto e illegale» è stato anche l'aver convocato la stampa italiana per «riferire i contenuti di una nota, diretta al primo ministro, segreta e confindenziale». Una procedura legale, secondo Anthony, avrebbe previsto l'apertura di un fascicolo, la stesura di una relazione e, soprattutto, sarebbe partita sulla base di una rogatoria, «in questo caso invece - prosegue l'ex premier - c'è stata una nota confidenziale destinata al primo ministro». Una procedura che fa supporre ad Anthony che l'indagine «sia stata sollecitata». «Se ci sono documenti che riconducono la titolarità di Timara a Giancarlo Tulliani - aggiunge il capo dell'opposizione nel Paese caraibico, Peter Alexander, presidente dell'Organization fon National Empowerment a La Stampa - devono essere pubblicati». «Il governo deve accertare i fatti e capire se quel denaro è pulito o meno», incalza Alexander preoccupato per le ricadute dello scandalo sul Paese. «Non fa bene ai nostri investimenti e agli investitori», se è stato commesso un illecito «qualcuno dovrà pagare». Di certo la pubblicità degli ultimi giorni non ha giovato alla piccola cittadina di St Lucia dove si registra un fuggi fuggi generale di chi l'aveva scelta come buen retiro fiscale. Già la crisi aveva rallentato gli affari insieme alla concorrenza di altri «rifugi» più attrezzati finanziariamente come Singapore, Hong Kong e alcune isole del Pacifico dove negli ultimi mesi si stanno spostando i grandi capitali schermati. Eccolo qua l'effetto dell'uragano Giancarlo. La mina vagante di Valcannuta che può far saltare ministri e presidenti della Camera. Che imbarazza principi e molesta ambasciatori. Che parla solo via sms (ai suoi legali) e gira sotto scorta (ma chi la paga?) con gli occhiali scuri. Che fa correre spie e faccendieri da una parte all'altra del pianeta e che rischia anche di complicare la vita di coppia della sorella. E che pare abbia fatto irritare la feldmarescialla Giulia Bongiorno, che da quest'estate segue Fini come un'ombra e con lui pianifica ogni mossa. Nell'incontro di venerdì notte che ha preceduto l'intervento a pc unificati, Tulliani e i suoi legali insistevano infatti affinché il presidente dicesse con chiarezza che l'appartamento non era suo. Lei si è opposta: «Dobbiamo dichiarare soltanto quello che sappiamo. E la verità è che sull'effettiva proprietà delle due società potremo non avere mai certezze». È l'uragano Giancarlo, bellezza.