"Meglio non parlare più" I finiani temono altre sviste
Che l'aria sia pesante lo si intuisce da come Italo Bocchino entra in Transatlantico per la ripresa dei lavori della Camera. Mancano appena una decina di minuti alle cinque del pomeriggio e il capogruppo di Futuro e Libertà arriva lentamente, come al solito scortato da Carmelo Briguglio. Non scherza, non è sorridente come sempre, schivo, qualche battuta con i giornalisti ma molto controllate e s'infila in aula. Adolfo Urso è seduto poco più in là e anche lui non dispensa sorrisi. La seduta dura appena qualche minuto e i finiani fanno capannello nel cortile di Montecitorio, poi arriva anche Chiara Moroni. Il gruppetto si muove nei corridoi come se fosse un sol uomo. I finiani in effetti si sentono un po' sotto assedio. Preoccupati che la sovraesposizione di immagine possa portare a qualche scivolone. Quello di ieri di Angela Napoli, seguito a breve da quel «cani bavosi» rivolto agli ex colonnelli di An da Filippo Rossi sul sito di Farefuturo, ha mandato in corto circuito il sistema finiano. Con smentite a catena. Per cominciare la sortita sulle deputate costrette a prostituirsi per essere candidate, ha fatto infuriare le stesse colleghe finiane di Angela Napoli. Catia Polidori ha protestato duramente al punto da cotringere il presidente della Camera in persona a intervenire con una nota scritta: «Ledere la dignità delle deputate con accuse generalizzate quanto teoriche, e quindi indimostrabili, non può essere consentito né per il rispetto che si deve al Parlamento né per la considerazione che si deve avere per tante donne che, al pari dei colleghi di genere maschile, fanno politica con passione e disinteresse» ha detto Fini. «Mi auguro - ha aggiunto - che Angela Napoli, proprio perché a pieno titolo rappresenta da anni questo genere di impegno politico, ammetta la gravità delle sue parole e se ne scusi». Neanche il tempo di dichiarare chiusa una polemica che ne scoppia un'altra. Scrive Filippo Rossi su Ffwebmagazine: «Ma una classe dirigente (quella ex An, ndr) arrivata al governo in un batter di ciglia si è arresa al flusso della storia, è diventata berlusconiana nell'anima, ha abdicato alla gran parte delle sue istanze per diventare, gradualmente ma inesorabilmente, quello che il padrone di Arcore voleva: il cane da guardia, bavoso, di una potere detenuto da altri». Arriva una nota di smentita del ministro Andrea Ronchi, del viceministro Adolfo Urso (che di Ff è segretario generale) e del capogruppo di Fli al Senato Pasquale Viespoli: «L'asprezza dello scontro politico non giustifica in alcun modo gli insulti e le offese personali. Saremo tanto più credibili quanto più saremo coerenti con una linea di responsabilità e di stile politico». Condanna tutti l'ala moderata dei finiani, Area nazionale, guidata da Roberto Menia e Silvano Moffa: «Ribadiamo con forza di non voler partecipare a questa sorta di faida di Scampia del centrodestra italiano». In questi mesi (chi più chi meno) un po' tutti hanno commesso qualche sbavatura, hanno detto qualche frase sopra misura, arrivando persino ad accusare il governo di non combattere abbastanza la mafia (Granata). Ora non se lo possono più permettere.