Il G8 inguaia la nuova P2

Erano mesi che si incontravano, parlavano al telefono in maniera criptica. Cercavano di raggiungere i loro obiettivi illeciti attraverso conoscenze, pressioni politiche, contatti con magistrati e giudici. Gli indagati nell'inchiesta della cosiddetta nuova P2, tra i quali Flavio Carboni, il giudice tributario Pasquale Lombardi, l'ex assessore napoletano Arcangelo Martino, l'ex sottosegretario Nicola Cosentino, Marcello Dell'Utri e Denis Verdini, a un certo punto hanno deciso di interrompere alcune conversazioni. Il motivo? Lo scorso febbraio è scoppiata l'inchiesta sugli appalti per il G8, indagine condotta dalla procura di Firenze e che ha coinvolto anche il parlamentare Pdl Denis Verdini. Quest'ultimo, in seguito, è finito anche nell'inchiesta sull'eolico in Sardegna condotta dalla procura di Roma. Lo scorso febbraio infatti si interrompono i contatti tra alcuni della «cricca», cioè quando è venuto alla luce «il coinvolgimento dell'onorevole Verdini nelle indagini condotte dalla procura di Firenze sugli appalti della Protezione civile», scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma. E ancora: «Tale fatto determina un brusco arresto dei contatti e dei progetti. Il 20 febbraio l'onorevole Verdini informa Carboni che, in conseguenza della vicenda giudiziaria, "mi costringono a essere anche ...maleducato da ora in avanti ...di non rispondere ...di non parlare ...di non aiutare la gente ...non vorrei come dire inguaiare anche te! Perché a volte ci parliamo eh! ...lo conosco bene! e diventa un reato anche parlare con te eh! ...mi devi capire e mi devi scusare! È un momento delicato .. eh"». L'indagine di Firenze, secondo quanto accertato dagli inquirenti romani, avrebbe anche determinato il fallimento di una serie di pressioni sul presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci. «Solo un evento inatteso come l'indagine fiorentina ha determinato il fallimento delle pressioni ulteriori esercitate da Carboni e dirette a ottenere l'approvazione di un regolamento favorevole nella materia dell'energia eolica». Per capire quali erano realmente i rapporti tra gli indagati nella maxi inchiesta sull'eolico e i numerosi personaggi che emergono dalle migliaia e migliaia di pagine di informative dei carabinieri della Capitale, i magistrati di Roma hanno intenzione di avviare una raffica di interrogatori «eccellenti». Saranno infatti presto convocati in procura (chi in compagnia del proprio avvocato, previa iscrizione sul registro degli indagati, chi senza) i protagonisti della vicenda che ruota attorno all'associazione segreta costata nei giorni scorsi il carcere a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto procuratore Rodolfo Sabelli, una volta rilette le carte consegnate a piazzale Clodio dai carabinieri e definite le posizioni di diversi soggetti ai fini di una loro iscrizione, ascolteranno, tra gli altri, anche il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il presidente della Corte d'appello di Milano, Alfonso Marra, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, l'ex avvocato generale in Cassazione, Antonio Martone, e l'ex presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone.   I magistrati sentiranno, ovviamente, coloro che già risultano iscritti sul registro degli indagati, a cominciare dal coordinatore del Popolo della libertà Denis Verdini, per finire al parlamentare della maggioranza Marcello Dell'Utri e all'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Questa settimana, con riferimento al filone di indagine sull'eolico, gli inquirenti, dopo aver sentito Ignazio Farris, ex direttore generale dell'Arpas Sardegna, procederanno all'interrogatorio del presidente della Regione sarda Ugo Cappellacci. All'attenzione dei magistrati romani, anche il presunto complotto per la diffusione di dossier infamanti contro il governatore della Campania, Stefano Caldoro. «Sono sereno e sicuro di poter chiarire tutto», ha dichiarato Ernesto Sica, l'assessore regionale della Campania, attualmente sindaco di Pontecagnano, che si è dimesso dall'incarico in seguito all'inchiesta che lo vede indagato dalla procura di Roma. E intanto ieri il Riesame, presieduto da Gugliemo Muntoni, ha deciso di lasciare in carcere Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, due dei principali indagati.