La rabbia del popolo leghista "Così gli evitano la galera"

Brancher destabilizza la Lega: se già la sua nomina a ministro del Federalismo era riuscita a suscitare lo sconcerto dei fedelissimi del partito di Bossi, il suo affrettarsi a chiedere il legittimo impedimento per posticipare le udienze sullo scandalo Antonveneta ha fatto definitivamente arrabbiare il popolo del Carroccio. Uno sfogo affidato al web dove, su profili più o meno ufficiali del partito o addirittura su Facebook gli utenti hanno dato sfogo alle loro critiche. E così, se da una parte i vertici del partito non commentano la vicenda per evitare ulteriori polemiche, la base alza la voce. C'è chi come Stefano D. protesta sul sito dell'europarlamentare della Lega, Matteo Salvini: «A me scusa, ma questo ministro Brancher mi puzza un po'. Siamo noi i garanti per l'attuazione del federalismo! Che si faccia processare!». Frase che Salvini, contattato telefonicamente, commenta così: «Non si devono preoccupare. C'è Bossi che ci garantisce». Pronta la presa di posizione del leader del Carroccio: «È stato poco furbo. Fare una cosa del genere è come mettersi al muro per farsi sparare. È una manovra di uno del gruppo di Berlusconi, di uno del Pdl». Ma basta spostarsi sulle pagine di Facebook per capire quanto la rabbia sia incontenibile. «Venghino siori, venghino: tutti quelli che hanno rogne giudiziarie come Brancher si faccian far ministri dal capobanda e via, tutto risolto» tuona Max Parisi, giornalista di Telepadania, dal suo profilo. La vicenda più controversa però si ha quando su Repubblica.it viene riportato che anche sul sito dei Giovani Padani sarebbero stati aggiunti dei post contro Brancher. Infatti il quotidiano on-line riprende, in un proprio articolo, le dichiarazioni di alcuni leghisti. Matt06 tuona: «La sua nomina è una mossa per salvare il collega dalle inferriate». Grenald rincara: «È uno schifo». Mentre qualcun altro attacca: «È il ventiquattresimo ministro in un governo che per caste fa rimpiangere il clientelismo del governo D'Alema». Ma è Maxpadanolibero a chiamare in causa il suo partito: «Sono senza parole. E non condivido assolutamente il silenzio della Lega, è incredibile. Ministero sul Federalismo a un corruttore berlusconiano e non a un nostro, che poi usa una legge per pararsi il culo che noi abbiamo approvato a denti stretti per ottenere il federalismo. Praticamente ce lo stiamo prendendo tre volte in un colpo solo. E taciamo compiaciuti». Peccato però che a sentire il deputato leghista Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani, quanto riportato da Repubblica.it non è stato di sicuro preso dal sito ufficiale sul quale solo lui può inserire commenti: «Una falsità. Su quella pagina web non può scrivere chiunque. Mi sembra che questa polemica non abbia proprio fondamento. La nostra gente può stare tranquilla. Bossi ha chiarito che il Federalismo lo gestisce lui e che, dopo la nota del Quirinale, Brancher non potrà avvalersi del legittimo impedimento». Chiariti così i dubbi degli utenti del web, Grimoldi si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Mi lasci dire come la penso: siete voi giornalisti che volete creare polemica. Io ogni giorno sento tantissime persone e nessuna mi ha dimostrato perplessità su Brancher. Anzi, mi hanno chiamato per chiedermi delucidazioni sulle intercettazioni più che sul ministro». Tra accuse e rettifiche comunque il risultato dovrà far riflettere l'Umberto. Uno spunto lo manda proprio Teresa a Bossi: «Se penso a tutti i gadget che ho venduto, ai volantinaggi, ai gazebo alle tessere vendute. Io ho amato la Lega ed è per questo che sono stufa di farmi prendere per il ...».