Alla fine ha trionfato chi è rimasto a casa

Cosìmentre Lippi cerca la faccia giusta per far fronte al giorno più nero della sua carriera, c'è qualcuno a casa, anzi in vacanza, che di stress, slovacchi e neozelandesi non ha sentito per niente la mancanza. È il gruppo degli «esclusi», di quelli che il cittì ha lasciato fuori: a prescindere. Cassano il «cattivo», reo come fu per Panucci nel 2006 di non esser mai entrato nella grazie del ct o forse di non aver mai fatto, pubblicamente, ammenda nei suo confronti (eh, la forma è quello che conta per gli uomini del tagli di Lippi). O Balotelli l'irrequieto: giocatore sicuramente più difficile da gestire ma che avrebbe fatto di certo la differenza in campo. O il «vecchietto» Totti al quale il ct non ha mai chiesto per davvero un «sacrificio» che il romanista alla fine avrebbe fatto anche volentieri: non fosse altro per sdebitarsi della convocazione in extremis che lo ha fatto poi salire sul tetto del mondo. E s'era parlato poco anche di Del Piero uno che dopo il campionato disputato forse avrebbe meritato almeno un'ultima chance. Eppoi tutta la schiera dei trombati postumi: quelli chiamati e poi bocciati. In testa Grosso, l'uomo-sorpresa e chiave di volta in Germania, giudicato non adatto a questa nazionale: mah... E vogliamo parlare di Rossi e Borriello? Beh, vista l'Italia in Sudafrica forse un posto lo avrebbero potuto trovare anche loro. Ma non solo giocatori, anche qualche tecnico se la ride: seppur non pubblicamente. In testa Donadoni cacciato dalla Figc in malomodo: ha avuto anche lui la sua rivincita. Così come tutti coloro che prima o dopo erano stati associati alla panchina azzurra nel momento del bisogno: macchè, problema risolto dal Palazzo del calcio. Il nome giusto è Lippi... ma come facevano ad esserne così sicuri!? Tiz