Sepe, "regista" del Giubileo con portafoglio da 9 miliardi

Il cardinale Crescenzio Sepe, prima di diventare nel 2006 arcivescovo di Napoli, è stato il «Papa rosso». Il prefetto del più potente dei dicasteri curiali: Propaganda Fide. La Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli ha un patrimonio immenso, stimato attorno ai 9 miliardi di euro. Un portafoglio di cui fanno parte centinaia di appartamenti, molti dei quali nel centro storico di Roma. Una ragnatela che da piazza di Spagna si estende nelle vie più prestigiose della Capitale, da via della Mercede a via Sistina, fino a via Condotti. A sceglierlo alla guida di Propaganda è stato Giovanni Paolo II il 9 aprile 2001. Wojtyla stesso lo aveva già elevato al rango di cardinale due mesi prima. Sepe, 67 anni, dopo una vita nella diplomazia vaticana, nel 1992 è diventato segretario della Congregazione per il clero. In questo ruolo ha cominciato a farsi conoscere come abile organizzatore di grandi eventi come gli Incontri internazionali dei sacerdoti a Fatima e Yamoussoukro per la preparazione al Giubileo del 2000 di cui poi è stato il deus ex machina. Ha seguito in prima persona l'itinerario della preparazione all'Anno Santo, collaborando con Angelo Balducci, indagato per l'inchiesta sugli appalti del G8. Nei cinque anni in cui è stato a capo di Propaganda Fide ha gestito l'enorme flusso di denaro per le missioni della Chiesa nel mondo. Poco dopo l'inizio del suo mandato, Balducci è diventato consultore della Congregazione. Non è la prima volta che un arcivescovo di Napoli ha problemi con la giustizia. Proprio il predecessore di Sepe, Michele Giordano, fu indagato per usura e poi assolto. Propaganda affonda le sue radici nel XVII secolo, quando fu creata da Papa Gregorio XV con l'obiettivo di diffondere la fede cattolica nel mondo. Oltre a gestire le missioni il dicastero vaticano promuove la formazione del clero e delle gerarchie locali. Nel corso dei secoli, ad esempio, Propaganda Fide ha dato vita a quattro pontificie opere missionarie in Italia e Francia. Il patrimonio immobiliare della Congregazione, finito nel mirino dei pm, nel corso degli anni è stato dato in affitto a numerosi vip. Mentre altri stabili, come il palazzetto di via Prefetti, ceduto all'ex ministro Lunardi, sono stati venduti.