Cesare Battisti e i suoi sostenitori

«Un'ossessione che mi perseguitava. Ero stufo di sentire tante persone parlare in difesa di Cesare Battisti, un uomo condannato all'ergastolo per quattro omicidi». Giuseppe Cruciani, giornalista abituato ad affrontare le inchieste a testa bassa e senza lasciare nulla di intentato, ha cominciato a spulciare atti processuali, a risentire i magistrati che avevano istruito i processi contro Cesare Battisti, terrorista dei Pac specializzato in omicidi mirati. Così è nato il libro «Gli amici del terrorista», edito da Sperling &Kupfer, nella collana curata da Luca Telese. L'ex esponente dei Proletari armati per il comunismo ha goduto di una lunga latitanza in giro per il mondo: Messico, Nicaragua, Francia. Qui è stato raggiunto dalla giustizia italiana che ne ha chiesto l'estradizione. Dopo un breve periodo di detenzione in un carcere parigino, Battisti ha riguadagnato la libertà diventando uccel di bosco. Ma la polizia italiana lo ha rintracciato dopo due anni in Brasile: nuovo arresto e nuova richiesta di estradizione da parte dell'Italia. Sembrava andare tutto secondo giustizia, quando Tarso Genro, ministro dellla Giustizia di Lula, a gennaio dello scorso anno concesse lo status di rifugiato politico a Battisti. Una parte dell'Italia si indignò: Il Tempo si impegnò con un appello per chiedere l'estradizione che vide l'adesione di oltre diecimila firme. Ci fu, però, anche una campagna a sostegno della libertà del terrorista Battisti. «Non capivo perché - spiega l'autore Giuseppe Cruciani - ci fosse tanto impegno per Battisti rispetto anche ad altri terroristi». Cruciani è riuscito a scoprire perché tanto impegno? «Cesare Battisti è diventato uno dell'establishment. Di quel giro di radical chic che sopravvive in Francia come in Italia, che affondano le radici negli Anni '70. Gente che continua a sostenere che i buoni sono loro e i cattivi lo Stato. Se poi tra i buoni qualcuno ha sparato e ucciso, pazienza. Sono compagni che sbagliano. Erri De Luca lo sostiene ogni volta che affronta l'argomento». Un concetto superato? «Purtroppo no. C'è ancora tanta gente che la pensa così e che sostiene come in quegli anni ci sia stata la scossa rivoluzionaria che ha fatto l'Italia di oggi».   Così ha deciso di mettere a nudo la rete di simpatizzanti di Battisti. Come finirà questa vicenda, sarà estradato? «Non credo. Il Brasile gli concederà l'asilo per motivi di salute. Del resto Cesare Battisti è stato ignorato per quasi vent'anni. Nessuno lo cercava. Ci fu un tentativo di De Mita. Poi più nulla. Del resto la rete di complicità è stata evidente dopo il suo arresto a Parigi nel 2004: venti giorni di cella e poi rimesso in libertà con licenza di fuga».