TeleFini

Ormai è diventata una battaglia per la sopravvivenza. Almeno così la vivono i finiani che, dopo la proposta lanciata da Gaetano Quagliariello sulla pagine del Tempo («Non possiamo pensare che da adesso in avanti diventi un'abitudine che due persone elette nello stesso partito vengano invitate nei salotti del piccolo schermo in quanto portatori di due posizioni diverse»), continuano a protestare. E poco importa se da quindici giorni a questa parte Gianfranco Fini e i suoi continuano a imperversare nei talk show televisivi di reti pubbliche e private costruendosi quella visibilità che non hanno all'interno del partito. Poco importa che, il più delle volte, al loro fianco ci sia un esponente del Pdl e che i due, invece di portare avanti la stessa linea, passino il tempo a cercare di distinguersi l'uno dall'altro. Per i finiani le vere vittime sono loro. Punto e basta. E se Gaetano Quagliariello invita tutti ad abbassare i toni e a cercare un riavvicinamento tra le posizioni di Berlusconi e quelle di Fini, Italo Bocchino rilancia il guanto di sfida: «L'intelligente amico Quagliariello ha posto un grande problema quando ha detto che il Pd non manda in tv un esponente della maggioranza e uno della minoranza. Ha però dimenticato che il Pd non ha approvato un documento in direzione nazionale che vieta alla minoranza di esistere e che il Pd ha eletto un uomo della minoranza capogruppo alla Camera mentre il Pdl ha epurato il vicario del gruppo perché appartenente alla minoranza». Parole che scatenano l'immediata reazione di Osvaldo Napoli: «Bocchino continua a ripetere la menzogna secondo cui sarebbe stato epurato, ma dimentica che si è dimesso da quell'incarico dopo l'aggressione contro il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. Bocchino cerca la rissa, in televisione e altrove, ma chi è responsabile la evita. Da oggi farà bene a cantarsela e suonarsela da sé». Mentre il senatore Francesco Casoli la butta sui numeri: «Volendo fare un paragone con il Pd, ciò che la cosiddetta componente finiana è riuscita a esprimere finora in termini di numeri assomiglia più alla componente Marino che alla componente Franceschini. E comunque Franceschini è capogruppo e non presidente della Camera». Ma Bocchino non è l'unico finiano ad entrare nel dibattito. La direttrice del Secolo Flavia Perina lo fa dalle colonne del suo giornale: «Abbiamo sempre pensato che i conduttori siano liberi di invitare chi credono con un occhio agli ascolti ed uno alla qualità del dibattito». E mentre invita tutti ad evitare «altre grane», sottolinea: «Il pluralismo televisivo del Pdl funziona. Mentre la voce unica rivendicata dalla maggioranza del partito ha al contrario immiserito il dibattito appiattendolo sul battibecco e sulla propaganda». Più moderata la reazione di Andrea Augello: «Conoscendolo interpreto le parole di Quagliariello come quelle di chi dice "discutiamo al nostro interno, ma assunta una posizione su un provvedimento o su una legge, poi chi va in tv la sostiene e non si lascia andare a risse verbali. Questo mi sembra normale». Sarà normale per Augello, ma non certo per i suoi colleghi di «corrente» che, al contrario, colgono al volo qualsiasi possibilità per ottenere un po' di visibilità. E così da un lato litigano con la Lega sulla cittadinanza breve, dall'altro se la prendono con il ministro Sandro Bondi e la sua decisione di disertare il festival di Cannes in polemica con la proiezione di Draquila di Sabina Guzzanti. «La sua decisione lascia molto perplessi - attacca il finiano Fabio Granata -. Rappresentare l'Italia è un dovere del ministro, aldilà di polemiche su questa o quell'opera». D'accordo con lui anche Perina e così il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro non ci sta: «Se le critiche arrivano da uomini di Fini, allora significa che Bondi ha ragione da vendere. Perché non escono dal Pdl? Facciano un partito dello zero virgola e non rompano più le scatole. Hanno davvero rotto le scatole». Insomma, la polemica è servita. E così, anche questa settimana l'invasione televisiva dei finiani è garantita.