Al Nord la Lega sorpassa il Pdl

A metà giornata il ministro Roberto Maroni si toglie la casacca da responsabile del Viminale e dà sfogo al suo entusiasmo. Alza il telefono e chiama Zaia: «Forza che ce la facciamo». Il dato che balza agli occhi sin dall'inizio dello spoglio è la volata della Lega che forma al Nord un blocco significativo. Il risultato più eclatante di queste Regionali, oltre all'esito nel Lazio giocato fino alla fine sul filo di lana, è il sorpasso messo a segno dalla Lega sul Pdl in Veneto. Sul finale la Lega si assesta al 35,15%, dieci punti davanti al Pdl inchiodato al 24,72%. Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia con il 60,9% ha distanziato l'avversario del centrosinistra Giuseppe Bortolussi (29,13%) di circa 30 punti. Una mezza rivoluzione che pone mille interrogativi sul futuro governo della regione. Zaia si è affrettato a garantire massimo equilibrio tra le forze di centro destra, sottolineando il valore del gioco di squadra e ringraziando sia il Pdl che l'Alleanza di centro che lo hanno sostenuto. Ma tutti sanno che il rapporto con il Pdl si misurerà nella composizione della nuova giunta e del consiglio. E già si fanno le prime previsioni. Sarebbero tra 37 e 38, sui 60 totali, i seggi del Consiglio regionale del Veneto assegnati alla coalizione di centrodestra che sostiene Luca Zaia. In particolare, la Lega Nord si aggiudicherebbe 18-19 seggi, il Pdl 13 e il «listino» legato a Zaia ne avrebbe 5, oltre allo stesso Zaia. In serata il ministro delle Politiche Agricole ha precisato: «Mi dedicherò solo ed esclusivamente al Veneto» lasciando quindi intendere di voler lasciare la poltrona ministeriale. Quanto al suo successore il neogovernatore ha precisato che «saranno Bossi e Berlusconi a deciderlo». E «avranno molto da discutere, anche perchè la questione non è legata solo alla mia vicenda ma anche ad altre..., a partire dal risultato del Piemonte». La reazione a caldo dello sconfitto, Bortolussi, è rabbiosa: «La vittoria del centrodestra era scontata, non il governo del Veneto. Potrebbe darsi che la magistratura abbia da dire qualcosa di importante in merito» afferma ritornando sul presunto uso di mezzi pubblici in campagna elettorale da parte del ministro. Più a freddo, Bortolussi osservato che «l'onda anomala» del sorpasso della Lega sul Pdl apre «una possibilità di dialogo tra Pd e Pdl». Complessivamente il centrodestra si impadronisce del Nord, trionfa in Lombardia e in Veneto e strappa, dopo un testa a testa al cardiopalma, il Piemonte. Al Pd lascia solo la Liguria. Claudio Burlando realizza il 52,14% dei voti mentre Sandro Mario Biasotti del centrodestra il 47,85%. Ecco i numeri del successo della Lega. Il partito di Bossi vede infatti raddoppiare il proprio peso elettorale. In Lombardia la Lega è al 26,30% e insidia il primato del Pdl al 31,75%. È un vero exploit se confrontato con le precedenti Regionali del 2005 quando la Lega ottenne il 15,8%. In Piemonte il Carroccio è al 17,41% (nel 2005 ottenne l'8,4%). Ma vediamo la situazione del Pdl. In Lombardia si conferma Roberto Formigoni col 56,15%% contro Filippo Penati con il 33,16%. «È il crollo del centrosinistra» commenta il ministro Gelmini. Ma Formigoni nonostante la vittoria schiacciante fa notare che «Milano, insieme a Mantova, si è rivelata un punto di debolezza per il Pdl anche se sette punti di distacco sono un buon risultato». Il governatore ha spiegato che permane su Milano «un problema di maggior impegno del Pdl». Il partito del Carroccio nel capoluogo ha raggiunto il 14,27%, realizzando un +2,53% rispetto alle Europee dell'anno scorso. Perde terreno il Popolo della Liberta che è fermo al 36,07% contro il 37,17% dell'anno scorso. Il Pd a Milano è al 26,38% e guadagna l'1,25%. C'è poi il caso di Sesto San Giovanni. In questo comune dell'hinterland milanese noto in passato come la «Stalingrado d'Italia» c'è stato un crollo dei votanti (-8,93%) anche se ha premiato Penati. Restando in Lombardia l'Udc cresce di oltre un punto in più rispetto alle precedenti elezioni quando era in coalizione con Formigoni e la Lega. In Piemonte il movimento di Grillo regala la vittoria al candidato del centrodestra Roberto Cota, visto che ha fatto segnare un 3,5% di voti che se fossero confluiti su Mercedes Bresso avrebbero dato alla governatrice uscente una maggioranza sicura. Cota è arrivato al 47,48% contro il 46,77% della Bresso. Per quanto riguarda le liste gli ultimi scrutini indicano il Popolo della Libertà al 25,12%; il Partito democratico al 23,20; la Lega al 17,02%. A fronte di questi dati si apre la questione dei rapporti di forza con la Lega. Il ministro Ignazio La Russa fa buon viso a cattivo gioco e cerca di minimizzare l'avanzata del Carroccio: «Mi fa piacere che la Lega sia andata bene, ma anche il risultato del Pld è ottimo». Il ministro aveva promesso di mangiare un asino vivo se ci fosse stato nel Nord il sorpasso del Carroccio sul Pdl, ma adesso che il pericolo è scongiurato dice: «Non avevo dubbi, sono contento che sia andata bene, così si rafforza un'alleanza e una coalizione e va bene per tutti». È chiaro che ogni discussione sugli equilibri politici interni della coazione di centrodestra, viene rinviata di qualche giorno. Ora, riferiscono fonti del Pdl, «non è il momento delle polemiche nè delle strategie sugli equilibri tra gli alleati». In Liguria Claudio Burlando, candidato del centrosinistra, ha ottenuto il 52,14% e Sandro Mario Biasotti, appoggiato dal centrodestra, il 47,85%. «È un dato che è anche migliore delle nostre previsioni - ha commentato Burlando - noi confermiamo la percentuale di cinque anni fa ma in un contesto politico profondamente diverso».