La cricca voleva fuggire ad Acapulco

Avevano saputo che erano pronte le manette. Che li controllavano da tempo e li ascoltavano quotidianamente. Di giorno e di notte. E la cricca decide: gettare i cellulari e comunicare esclusivamente con una linea telefonica on line, Skype. Così gli indagati nell’inchiesta per i presunti appalti pilotati per i lavori del G8 hanno smesso di utilizzare il telefonino e si sono fatti scaricare dai figli il programma necessario per comunicare via internet. Una scelta presa per evitare di essere intercettati e poter organizzare la fuga all'estero prima del blitz dei carabinieri del Ros di Firenze. Una «strategia» che però non è servita a nulla, poiché otto giorni dopo la scelta di abbandonare il cellulare Diego Anemone, Fabio De Santi, Mauro Della Giovampaola e Angelo Balducci sono stati rinchiusi in galera con l'accusa di corruzione. Era il 2 febbraio scorso quando gli investigatori ascoltano le conversazioni «incriminate», nelle quali alcuni indagati organizzano il metodo per evitare i controlli. Intercettazioni che sono state poi allegate nella richesta di applicazione di misura cautelare depositata nella mani della magistratura il 4 febbraio. Alle 12.53 Edgardo Azzopardi, avvocato considerato dagli inquirenti in contatto con il procuratore aggiunto romano Achillo Toro e con il figlio Camillo, chiama Emmanuel Messina e gli fa capire che ci sono «grossi problemi giudiziari in arrivo». Tanto da usare più volte nella conversazione la parola «piove», intendendo che c'era il rischio di arresti imminenti. Messina: «Non mi dire ...pesantemente ...piove parecchio?». L'avvocato a quel punto risponde che si tratta di qualcosa di serio: «Eh ...speriamo che non ti piova dentro casa ...piove tanto eh». Messina, durante la conversazione decide di dare un «consiglio» al legale, accusato di cercare di capire se erano in corso indagini sulla cricca. «Tu non ce l'hai Skype? ...no? ...i tuoi figli c'hanno Skype? ...però diglielo ...quando ...se li vedi ...diglielo che se ...se lo scaricano perché è un attimo». Passa qualche ora ed ecco partire la telefonata tramite il sistema di comunicazione sul web da parte di Messina nei confronti di Azzopardi, il quale afferma di aver appena avvertito Balducci, «che si sarà attivato per avvertire gli altri». Nella richiesta d'arresto del Ros, viene spiegato che Balducci ha intenzione di dimettersi dall'incarico, ponendosi in malattia: «Diciamo ...che va in malattia». In base alle intercettazioni dei carabinieri, Angelo Balducci aveva intenzione di andare all'estero, con partenza fissata per l'11 febbraio (il 10 è stato arrestato). E lo stesso voleva fare Diego Anemone, che in una conversazione su Skype parla con Messina al quale riferisce che l'11 febbraio sarebbe partito per Madrid per tornare in Italia il 15 febbraio. E Messina gli risponde: «Certo che se venite qua sarebbe meglio ancora ...va bene fammi sapere ...semmai ...no ...perché non venite ad Acapulco che è un paradiso?». Secondo i carabinieri, tutte queste conversazioni tra gli indagati avevano un tenore molto agitato e preoccupato per le notizie che venivano a sapere dai palazzi di Giustizia che stavano indagando. Nell'inchiesta appare anche un alto dirigente del ministero delle Infrastrutture, Massimo Sessa, che secondo gli inquirenti era in stretti rapporti con Azzopardi, tanto da aver «collaborato per far conferire a Camillo Toro un incarico da parte dello stesso Ministero». Dopo aver accertato che gli indagati erano in procinto di fuggire all'estero e di «occultare documenti e fonti di prova», e considerata «l'esigenza di provvedere in via d'urgenza potendo dal ritardo derivare un ulteriore e grave pregiudizio alle indagini, essendo attualmente in corso l'attività criminosa», il gip ha deciso di firmare la richiesta di applicazione della misura cautelare.