De Santis al fratello: «Abbiamo la patente per uccidere»

Conun'ordinanza di Protezione civile del 25 giugno 2008 è stato nominato «soggetto attuatore» per la realizzazione delle opere alla Maddalena, al posto di Angelo Balducci, anche lui arrestato per corruzione. Tra le intercettazioni in mano agli inquirenti, contenute nell'ordinanza di custodia cautelare di 126 pagine, una fa riferimento a un colloquio, avvenuto il primo luglio 2009, tra Fabio De Santis e il fratello Marco: «Abbiamo la patente per uccidere, possiamo fare quello che ci pare, abbiamo in mano anche i mass media». Nel provvedimento restrittivo, il gip ha scritto che «l'indagine matura nell'ambito di un sistema non a caso definito "gelatinoso" non dagli investigatori, ma da alcuni degli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare, che ben potrebbe essere ribattezzata "storia di ordinaria corruzione"». Non solo. Il gip sottolinea come le indagini svolte sono state «lunghe, articolate, complesse e ben calibrate e hano permesso di accertare in modo chiaro e inconfutabile il totale e incondizionato asservimento della pubblica funzione» agli interessi dell'imprenditore Diego Anemone (e non solo), «al centro di una complessa e intrecciata galassia di società ben articolata. Ovviamente tale asservimento veniva retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale».Au.Par.