La rivolta dei siciliani del Pdl: «Aiuti? Non chiudano Termini Imerese»

TerminiImerese è un polo industriale strategico del Mezzogiorno. Il Mezzogiorno non può consentirsi questa grave battuta di arresto. Mi auguro fortemente che qualcuno ci ripensi». Il presidente del Senato, Renato Schifani, non usa mezzi termini, scende in campo per difendere la sua gente e, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono un commento sull'ipotesi di chiusura di Termini Imerese aggiunge: «Bisogna avere il coraggio di dire basta ad elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali. Mi dispiace che l'idea di chiudere uno stabilimento venga da chi conduce un'azienda che nei decenni pregressi è stata fortemente sostenuta dallo Stato per mantenere i livelli occupazionali. Detto questo, ritengo che occorre guardare con una strategia complessiva a quelli che sono problemi della produzione italiana (lo sta facendo il governo) e ritengo che anche la Fiat debba guardare all'interesse etico-sociale della produttività e del lavoro. Occorre fare squadra, fare sistema tra mondo produttivo, mondo delle istituzioni e mondo politico. In un momento in cui la crisi internazionale tocca anche l'Italia con la disoccupazione, bisogna guardare al senso etico del fare impresa. Aumentare o mantenere i livelli occupazionali significa fare sistema e richiamarsi a quella coesione sociale, della quale il capo dello Stato ci fa insegnamento. Si faccia squadra - conclude Schifani - si faccia sistema. La logica del profitto deve convivere anche con l'esigenza di una funzione sociale dell'impresa: garantire i livelli occupazionali». Idee che trovono l'immediato appoggio dei deputati siciliani del Pdl che decidono però di andare oltre dichiarandosi pronti a votare no agli ecoincentivi al settore auto qualora lo stabilimento di Termini Imerese chiuda. Un testo predisposto dai parlamentari del centrodestra Alessandro Pagano, Vincenzo Fontana, Antonino Germanà, in nome di tutti i Deputati siciliani e inviato al ministro Claudio Scajola: «In virtù del senso di responsabilità che ci lega al popolo siciliano - scrivono - preoccupazioni forti ci impongono, di esprimere con chiarezza l'impossibilità di tollerarne gli ulteriori sviluppi riguardo alla minacciata chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imprese. Esprimiamo - continua la lettera - il nostro forte dissenso verso l'idea che il governo possa adottare nuovamente la politica degli ecoincentivi, avallando in questo modo un piano industriale prettamente votato all'internazionalizzazione quale è quello posto in essere dalla dirigenza Fiat. Molteplici considerazioni ci inducono a sostenere questa tesi e a manifestare la nostra contrarietà ad esprimere voto favorevole rispetto ad un simile provvedimento, qualora esso sia sottoposto al giudizio dell'Assemblea». «Responsabilmente dobbiamo adoperarci tutti quanti - concludono i deputati - per ribaltare la decisione della Fiat; per questo motivo noi deputati eletti in Sicilia siamo pronti a qualunque confronto, suggerimento e integrazione di metodo e di idee a quelle che da mesi abbiamo proposto al governo nazionale e alla stessa Fiat».