Renata all'esame-Vespa: "Mai stata bambocciona"

Subito dopo pranzo arriva puntualissima, in tailleur, gonna e stivali neri, negli studi Rai di via Teulada e se ne va trafelata: l'attendono un paio di riunioni nel tardo pomeriggio. In mezzo due ore di registrazione in cui dimostra piglio e tira fuori le unghie. «Bambocciona? Non lo sono mai stata: sono uscita di casa molto presto. L'articolo 18? I primi ad attaccarlo sono stati i radicali». Dopo l'apparizione a Ballarò martedì 26 gennaio, Renata Polverini, candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio, affronta l'esame Porta a Porta. In casa-Vespa, l'ormai ex leader dell'Ugl gioca praticamente in casa: «Tasse, disoccupati e bamboccioni» è il tema della puntata. Con lei sulle poltroncine bianche dello studio 5, il ministro Renato Brunetta, il deputato di Alleanza per l'Italia Bruno Tabacci e, in collegamento, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Nessun timore reverenziale. Così, sui bamboccioni precisa subito subito: «Altro che bambocciona, io sono uscita di casa molto presto. Ho cominciato a lavorare subito dopo il liceo», anche se «in Italia c'è un processo culturale ed educativo diverso dagli altri Paesi. C'è un legame familiare che in questo Paese fa fatica a separare i genitori dai figli». La soluzione? «Bisogna avviare un processo istituzionale di collaborazione tra enti locali e governo: aiutare con borse di studio i ragazzi a uscire di casa, ma anche sostenere la cultura imprenditoriale dei giovani». E se Brunetta d'acchitto attacca i fannulloni, lei precisa: «Ho sempre contestato la generalizzazione del dipendente della Pubblica amministrazione come fannullone. Esiste un personale scarsamente valorizzato e bisogna ridare valore al lavoro dipendente. Il servizio va migliorato motivando il personale. La classe dirigente, poi, deve rispondere al merito e alla professionalità, non alla politica». Cose da cambiare? Tante. La sanità, in primis. Lì sì che ci sono fannulloni e disservizi. «Per questo - argomenta la candidata del Pdl - bisogna tagliare la burocrazia e renderla efficiente. Manca il controllo sulla spesa». In trasmissione esce fuori l'animo da sindacalista. Tutela del lavoro e riforme strutturali. Eccolo il suo programma per la Regione Lazio. «L'Italia deve scegliere da quali settori e da quali territori ricominciare. L'impresa manifatturiera deve essere sana e deve produrre. Dobbiamo preoccuparci di tutta la filiera dell'impresa, fino al ragazzo che fa il cappuccino al bar. Le politiche nazionali e le Istituzioni locali devono mettere in campo tutti gli strumenti possibili per mantenere sul territorio le aziende, in particolare le multinazionali». Una ricetta anticrisi che va bene al Paese, ma adatta anche per una Regione come il Lazio. E sul post-crisi, l'ex segretaria Ugl torna a ribadire: «Da questa crisi usciremo con una guerra di posizionamento delle industrie manifatturiere. Avremo un futuro se manterremo una fetta importante della produzione in Italia. La crescita non basta: c'è bisogno di uno sviluppo e quindi di industrie, infrastrutture, produzione». E quando Brunetta dice che il sistema tutela i padri ma non i figli, la Polverini, in chiusura di trasmissione, respinge al mittente le accuse al centrodestra di voler smantellare l'articolo 18: «I primi ad averlo attaccato sono stati i radicali». La campagna elettorale entra nel vivo: dopo tanta - forse troppa - cavalleria, arriva finalmente il primo, vero, affondo alla Bonino. E ancora, a telecamere spente: «La presidenza del Consiglio regionale all'opposizione? No».