Berlusconi in Israele «Gli italiani mi stimano»

GERUSALEMMEL'intervista l'ha rilasciata al quotidiano di Tel Aviv Haaretz eppure Silvio Berlusconi sapeva che ogni parola detta alla vigilia di un viaggio in Terra Santa, avrebbe avuto eco non solo in Israele ma anche in Italia. E allora eccolo, dopo un accenno critico all'espansione delle colonie ebraiche nei territori palestinesi e dopo un invito alla pace con la Siria, riservare alcune battute sul fatto che gli italiani lo sostengano nonostante la campagna d'odio che lo ha colpito: «Io sono stato vittima per molti mesi di una campagna di stampa che è stata probabilmente la più aggressiva e calunniosa di quante ne siano mai state condotte contro un capo di governo». Ho subito aggressioni politiche, mediatiche, giudiziarie, patrimoniali e anche fisiche ma gli italiani, che hanno buon senso, mi hanno confermato la loro fiducia che é salita al 68%, una percentuale addirittura imbarazzante per il leader di una democrazia occidentale». Subito dopo, però, Berlusconi lascia le questioni legate all'Italia per lanciarsi in un'analisi del rapporto con Israele. Un rapporto caratterizzato da una forte amicizia che, come tale, permette ai due Paesi di dirsi, talora, cose scomode. Prima di tutto fermare la politica degli insediamenti, poi dialogare con la Siria partendo dalla restituzione delle alture del Golan, e, infine, mandare un chiaro segnale all'Iran attraverso un rafforzamento delle sanzioni dell'Onu a Teheran. Tre secche direttrici di politica estera che introducono un vertice bilaterale a Gerusalemme definito sia dall'Italia che da Israele «storico» per l'eccezionale livello raggiunto dai rapporti bilaterali. «Ammiro molto Silvio Berlusconi. Israele non ha un amico più grande di lui nella comunità internazionale», ha sottolineato prontamente il primo ministro Benyamin Netanyahu aprendo ieri la seduta settimanale del consiglio dei ministri a Gerusalemme. Parole di stima e di amicizia che confermano quanto oggi il governo Berlusconi possa permettersi di mostrare rude franchezza con il tradizionalmente permaloso alleato israeliano senza rischiare incomprensioni Così, con grande abilità, il presidente del Consiglio non si limita solo a evidenziare «l'errore» degli insediamenti, ma riesce a toccare con efficacia le corde più profonde della leadership israeliana quando ricorda che sì, gli insediamenti sono un errore, ma allo stesso tempo «non si possono rimuovere gli insediamenti per avere sinagoghe bruciate, devastazioni e lanci di razzi in territorio israeliano». Intanto la scaletta della tre giorni di visita del premier si preannuncia fitta di appuntamenti. Già oggi Berlusconi dopo un primo incontro di benvenuto con Benyamin Netanyahu, raggiungerà la vicina "Foresta delle Nazioni" dove pianterà un albero simbolo di pace e cooperazione. Da qui proseguirà per lo Yad Vashem, il museo della Shoah, dove deporrà una corona di fiori davanti alla fiamma perenne nella "Tenda della Rimembranza" nella quale sono incisi i nomi di tutti i campi di sterminio nazisti. Martedì invece Berlusconi avrà incontri separati nel suo albergo col ministro degli esteri Lieberman e col leader dell'opposizione e del partito Kadima, Tzipi Livni. Nel pomeriggio presenzierà alla seduta plenaria dei due governi nell'ufficio del premier, mentre mercoledì il Presidente del Consiglio sarà ricevuto dalla Knesset, il Parlamento, convocato per l'occasione in seduta speciale, dove terrà un atteso discorso. Prima del rientro in Italia, Berlusconi incontrerà a Betlemme il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen.