Il candidato si guardi dagli amici del Governatore

Nonè, inoltre, un conformista, né un uomo di partito in senso stretto, aspirando, anzi, a rappresentare se non l'antipolitica, quanto meno l'amministratore capace di spezzare i vincoli partitici, aprendo alla cosiddetta "società civile". Qualcuno lo ha chiamato il Giancarlo Cito, quello di "Taranto Nostra", in edizione salernitana, per la tendenza a fare di testa sua, scavalcando nomenklature, burocrazie e bon ton istituzionale. Vecchia pellaccia, navigato e scaltro possiede, insomma, tutte le qualità per creare problemi a Stefano Caldoro. Sottovalutarlo o dare la partita già per vinta sarebbe un errore fatale al Pdl. Tuttavia, anche questo barone salernitano, ora aspirante governatore, deve pedalare parecchio, per risolvere tre problemi urgentissimi: 1) non è napoletano, né casertano e, dunque, nel Nord della regione, il vero pozzo del voto, non ha la stessa visibilità e fama, di cui gode a Salerno; 2) benché si atteggi a moralista ed abbia lanciato la sua campagna al grido, scorretto, deprecabile e volgare - da ricacciargli in gola - "non lasciamo la Regione in mano ai casalesi", anch'egli è stato inquisito per reati non da poco e, infine, secondo la voce di popolo graziato dalla magistratura; 3) tutti i possibili alleati, lo guardano con sospetto, se non con avversione, stante la sua lingua ora tagliente, ora biforcuta. Ciriaco De Mita non lo vorrebbe vedere neppure in fotografia, per le tante male parole, spesso in libertà, da lui ricevute. E De Mita, si badi, con i suoi "ragionamenti" vecchio stampo ma giammai banali, conta ancora molto in Campania in termini di voti e di influenza. Lo stesso Di Pietro - si mormora - preferisca andare da solo, candidando De Magistris, piuttosto che fare da cavallo al bilancino a un personaggio prima donna di cui non si fida. D'altra parte, ed è questo il vero pericolo per Caldoro, De Luca può lavorare, con qualche buon esito, per uno sfondamento nell'estrema sinistra e nel centrodestra, catturando i voti degli scontenti e dei delusi anche nell'area del popolo della libertà, dell'Udc e della stessa Italia dei valori. Alla fine, credo che Caldoro ce la farà, comunque e con un buon margine, perché non è un azzardo ipotizzare che a far mancare i voti decisivi a De Luca saranno proprio i "parenti serpenti" del Pd, cioè i non pochi comunisti nostalgici del bassolinismo reale in una sola regione. Giancarlo Lehner