Regionali, il Pdl punta i piedi "Sull'Udc decide Berlusconi"

Sarà Berlusconi a dover decidere sull'accordo con l'Udc. Lo ha deciso l'ufficio di presidenza del partito dopo una lunga e combattuta riunione sulle candidature per le Regionali. Nel pomeriggio il premier aveva detto che sarebbe spettato agli organi del Pdl scegliere sull'alleanza con i centristi ma alla riunione sono emerse posizioni contrastanti e per cercare la sintesi i dirigenti del partito hanno deciso di affidare al premier il compito di sciogliere il nodo. E Berlusconi la linea l'ha già chiara: nessun accordo con l'Udc salvo eccezioni locali ben definite come quella del Lazio. Sarebbero possibili intese anche in Campania e Calabria. Ma poi basta, questo è il massimo. Dal vertice è emersa la candidatura di Brunetta a sindaco di Venezia ed è stata ufficializzata la candidatura di Caldoro in Campania. Ancora da risolvere il rebus della Puglia. Le quotazioni di Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce, sarebbero in discesa mentre è spuntato il nome di Attilio Romita, pugliese, giornalista Rai e conduttore del Tg1. Resta in campo l'ipotesi del ticket formato dal magistrato Stefano Dambruoso e Rocco Palese. Rinviata anche la scelta per Basilicata, Umbria, Marche e Toscana. Per la Basilicata è spuntato il nome dell'ex giornalista Magdi Allam. I nodi si scioglieranno la prossima settimana, ha assicurato La Russa e ha precisato che per l'Emilia Romagna si tratta solo di un rinvio tecnico perchè il candidato scelto è Giancarlo Mazzuca. Nel vertice a Palazzo Grazioli si è discusso soprattutto del rapporto con l'Udc. Il clima era stato infuocato nel pomeriggio dalle dichiarazioni del sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro culminate in una lettera aperta a Berlusconi. Nella missiva Giro poneva ai centristi, come condizione indispensabile per le alleanze locali, «il riconoscimento nel leader del Pdl il garante politico di ogni intesa». Nell'ufficio di presidenza molte le perplessità sull'alleanza con l'Udc. Critici soprattutto Scajola, Bondi e Giovanardi mentre si sono espressi a favore Cicchitto, Alemanno e Rotondi. Nel pomeriggio, prima dell'ufficio di presidenza, Berlusconi ha lasciato capire chiaramente la linea da adottare con l'Udc. «Non si deve tornare indietro alla repubblica dei partiti e le alleanze non vanno fatte sulla base di scelte opportunistiche». Come dire che gli accordi territoriali non compromettono il cardine del Pdl, ovvero il bipolarismo. Non solo. Berlusconi ha sottolineato che le alleanze locali con l'Udc non gli impediranno di fare delle critiche in campagna elettorale su posizioni politiche non condivisibili. Di qui la scelta di marcare le differenze con i centristi, la condanna della politica dei due forni ma anche di valutare il carattere strategico di alleanze che nascono sulla base di esperienze comuni sul territorio maturate da tempo. Ecco quindi nel testo conclusivo la condanna del «tentativo dell'Udc di scardinare il bipolarismo» sottolineando come l'Udc dovrà rendere conto ai propri elettori di questo problema «di coerenza». Berlusconi ha rimarcato nel vertice che la discussione «è la prova che il pdl non è una caserma» e poi sempre sull'Udc ha ricordato che «fu Fini a dire che l'Udc o era con noi o era fuori».