La politica onora Craxi

Domenica ad Hammamet erano presenti sulla tomba di Craxi, i ministri Franco Frattini, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Ieri, nella sala della biblioteca del Senato, c'era mezzo Governo, a partire dal Presidente del Consiglio Berlusconi insieme ai sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Tutti riuniti per ricordare, nella solenne manifestazione organizzata dalla Fondazione Craxi, lo statista socialista a dieci anni dalla morte. Poche le frasi di circostanza mentre è prevalsa anche da parte delle cariche istituzionali il ricordo del segno che ha lasciato nella storia politica recente. Berlusconi ha preferito non parlare al convegno, probabilmente per evitare di rubare la scena alla figura di Craxi o, come ha detto Stefania Craxi, «per evitare che si possa speculare sulle parole». Ma significativo è stato l'abbraccio commosso all'ex governatore della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco. «Ho sofferto molto per te» gli ha detto il presidente del Consiglio, alludendo al coinvolgimento di Del Turco nell'inchiesta sulla sanità regionale. E quello a Stefania Craxi. Come significativa è stata la presenza, anche se defilata, del presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro e del capo della segreteria del Pd Filippo Penati. Seduto tra il pubblico anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Stefania Craxi ha aperto il suo intervento sottolineando i cambiamenti apportati dal padre alla cultura del Paese, «opponendo la tradizione riformista liberale all'egemonia del marxismo comunista».   Il presidente del Senato è entrato nel vivo della biografia dello statista che fu «vittima sacrificale» della tragedia di Tangentopoli, abbandonato al suo destino da «un ceto politico intimorito ed esausto». Per Schifani «quella esperienza, ed anche la sua tragica conclusione, deve essere oggi di monito, innanzitutto quanto alla necessità di portare a compimento la lunga transizione, ridefinendo con un metodo condiviso un nuovo sistema di regole». Per lui, «non ci furono sconti - ha aggiunto - Ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell'intero sistema politico dell'epoca». Parole impegnative, scelte con cura da Schifani per gettare un ponte ideale fra le intuizioni riformatrici di Craxi e la necessità di compiere oggi quel ciclo lasciato incompiuto dal leader socialista. E sulle riforme ha insistito anche Stefania Craxi per ricordare che se la stagione delle riforme «porterà i suoi frutti vorrà dire che vedremo germogliare molti semi sparsi da Craxi tanti anni fa». Poi per smentire le «molte falsità» che ancora si rincorrono sul padre, ha ripercorso la sua attività politica individuando nel «risanamento economico il suo capolavoro». E ha precisato: «Non è vero che lo fece aumentando il debito pubblico». Il punto più alto della sua tragedia «fu proprio essersi messo contro il pensiero marxista - è la chiosa di Stefania - che aveva occupato le università, contagiato gli intellettuali e anche una parte dei cattolici». Non poteva mancare un richiamo al messaggio fatto pervenire dal presidente Napolitano alla moglie di Craxi, Anna che secondo il figlio Bobo equivale a un messaggio alle Camere.   Tante, e con poche differenze, le voci ascoltate nella sala della Biblioteca del Senato. Identità di vedute fra il segretario della Uil Luigi Angeletti e il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nell'indicare il decreto sulla scala mobile del febbraio 1982 e nel successivo referendum del 1984, uno dei «capolavori» politici di Craxi, che osò sfidare, in nome della modernizzazione, una parte della Cgil e del Pci fermamente contrari al taglio di tre punti di scala mobile. Il profilo internazionale di Craxi e la sua capacità di intuire le linee di forza sullo scacchiere mondiale è stato tracciato dal ministro degli Esteri. Franco Frattini ha indicato nella politica mediorientale di Craxi, di sostegno alla causa palestinese e di solidarietà allo Stato di Israele, uno dei punti di forza dei suoi governi.   Insieme alla lealtà all'alleanza occidentale, misurata dal dispiegamento degli euromissili, ma senza mai venir meno alla difesa della dignità nazionale, come dimostrò l'episodio di Sigonella allorchè i carabinieri fronteggiarono i marines che volevano prelevare il terrorista palestinese Abu Abbas. La commemorazione ha mandato su tutte le furie Di Pietro: «In questo momento non si sta dando una lettura più serena di quegli anni, ma più falsa e più distorta. Verso Craxi ci fu atteggiamento senza eguali da parte del crimine che ha commesso e che ha lasciato commettere, e che nella prima Repubblica molte persone commettevano». Sull'atteggiamento tenuto dal Pd è intervenuta Stefania Craxi a Il fatto del giorno: «La sua prima dichiarazione Bersani se l'è rimangiata e ha inviato al Senato il capo della sua segreteria politica. Si è dovuto rendere conto che la commemorazione di Bettino Craxi è un fatto politico che necessitava una risposta politica. È un primo passo». Nel pomeriggio il presidente Napolitano ha ricevuto una delegazione della Fondazione Bettino Craxi mentre in serata si è svolta una fiaccolata davanti all'hotel Raphael della Federazione Giovani Socialisti.