L'AQUILA Nove mesi dopo

Novemesi vissuti come un travaglio. E il difficile viene ora. Quando l'emergenza è finita, quando le luci si spengono, quando gli aiuti cominciano a diminuire, quando si deve camminare con le proprie gambe. Il difficile del quotidiano, di sbarcare il lunario, spesso reinventarsi un lavoro. La fortuna per molti è quella di aver ricevuto, in tempi tutto sommato consoni, un tetto sulla testa. Ma rimane la città ferita, manca l'inizio del recupero del centro storico. Nove mesi, adesso L'Aquila deve trovare nuove risorse, nuovo sviluppo economico, una nuova aggregazione sociale. Per il capo della Protezione civile Guido Bertolaso si è trattao di un lavoro durato nove mesi che è da record mondiale. «Nell'arco di nove mesi abbiamo realizzato oltre trenta strutture scolastiche prefabbricate risistemando 55 plessi. Credo che sia un record mondiale difficilmente superabile. Abbiamo investito tantissimo sulle scuole scommettendo sin dall'inizio dell'anno che saremmo riusciti a dare una risposta significativa per tutti. Abbiamo fatto rientrare in classe i 15 mila studenti - ha detto Bertolaso - permettendo di fare lezione in una buona sistemazione». La scuola è uno dei punti di forza perseguito per far tornare in città gli aquilani in città. Senza studenti, con gli studenti sparsi per l'Abruzzo e chissà dove, in città non sarebbero tornati neanche i genitori. Invece i numeri parlano da soli. Alla data del 31 dicembre la situazione assistenziale è la seguente: 14,532 nuclei familiari, per un totale di 30.636 cittadini, risulta abbiano optato per l'autonoma sistemazione, 782 nuclei (2,241 cittadini) sono in affitto concordato a carico del Comune, 3277 nuclei (9,406 persone) sono assistiti in strutture alberghiere, 3,172 (11,347 persone) sono entrati nel progetto Case, 98 (169 cittadini) sono rientrati nel progetto Map.