La linea dura di Ahmadinejad: Nessuna pietà per i nemici

Dopo gli slogan contro lo stato teocratico, contro «il dittatore» e la Guida suprema, ieri, a Teheran, è stato il momento dei sostenitori del governo. Ieri, nel giorno dei funerali del nipote di Mousavi, tenuti in gran segreto, la tv di Stato e le pagine delle agenzie di stampa nazionali hanno mostrato le immagini di una fiumana di persone che ha invaso quelle stesse strade che, nei giorni scorsi, sono state il teatro di violenti scontri. Bandiere dell'Iran e poster dell'ayatollah Ali Khamenei e del Syed Ruhollah Mousavi Khomeini; cartelli con il volto di Kharroubi con su scritto «wanted» o con un monito «only islamic republic»; cori inneggianti «Morte agli oppositori»: questo è il volto dell'altra parte di Iran, quella che sostiene l'attuale establishment. Sui siti dell'opposizione si parla, però, di manifestanti prezzolati o di reclutamenti forzosi degli impiegati statali, che rappresentano una gran fetta dei lavoratori di un Paese con un forte impianto statalista. C'è anche chi mostra fotografie ritoccate digitalmente per infoltire la schiera di partecipanti. Una messa in scena, insomma, alla stregua di quella «nauseabonda carnevalata» che aveva descritto il giorno prima Mahmoud Ahmadinejad. Lo scontro tra regime e opposizione usa ormai strumenti simili, uguali e contrari, e così, anche ieri, il presidente iraniano ha parlato di «una grande onda», da contrapporsi alla ormai ben nota onda verde, «contro gli oppositori». In un discorso trasmesso dalla televisione, il capo dell'esecutivo di Teheran ha rincarato la dose avvertendo direttamente l'opposizione: «non servirà il pentimento». «La nazione iraniana - ha proseguito - è come un oceano e loro dovrebbero avere paura del giorno in cui questo grande oceano si muoverà». Alle minacce sempre più esplicite fa da contorno, poi, il continuo valzer di notizie non confermate che aggiungono caos al caos. Ieri, è stata l'agenzia di stampa «Irna» a dare Mir Hossein Mousavi e Mahdi Karroubi in fuga in una città del nord del Paese; annuncio smentito poco dopo dal figlio dell'ex leader del Majlis, che ha assicurato che entrambi i leader si trovano nella capitale. Movimenti poco chiari e fughe all'orizzonte anche per la Guida Suprema che, stando al sito di analisti e giornalisti iraniani con base in Olanda «Shahrzad News», sarebbe già pronto a lasciare il Paese se la situazione dovesse precipitare. La pagina web mostra, infatti, la foto di un fax firmato dal capo del Consiglio della Sicurezza Nazionale, Said Jalili, con tutte le disposizioni del caso. Se a questo si aggiungono gli attacchi agli uffici di due ayatollah iraniani a Teheran, vicini ai moderati, e a cinque religiosi di Qom, il quadro per un precipitare degli eventi sembra essere già abbozzato. Manca, però, un altro fattore essenziale, rappresentato dall'esercito e la polizia, senza il sostegno dei quali è difficile pensare ad una rivoluzione. Nell'attesa, intanto, la piazza si prepara a nuove manifestazioni.