E Di Pietro ringrazia per l'aiuto inatteso

Silvio Berlusconi e il suo governo non sono i soli, e forse neppure i principali danneggiati nella strana partita che il presidente della Camera ha deciso di giocare guadagnandosi ieri il titolone di «capo dell'opposizione» sulla prima pagina del giornale. La fiocina di Gianfranco Fini ha infilzato anche Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta. Ai quali, scavalcati dal presidente della Camera con le sue ormai sistematiche critiche al capo del governo, sarà ora ancora più difficile di quanto non fosse già in partenza il tentativo di tirare fuori il maggiore partito d'opposizione dal vicolo cieco nel quale l'avevano cacciato Walter Veltroni e Dario Franceschini inseguendo l'antiberlusconismo giustizialista di Antonio Di Pietro. Faceva una certa impressione l'altra sera, seguendo la puntata televisiva di «Ballarò», vedere il fazzoletto viola che proprio Di Pietro si stropicciava soddisfatto fra le mani mentre Fini, collegatosi per telefono, confermava i giudizi polemici su Berlusconi confidati il 6 novembre scorso al capo della Procura di Pescara, a microfono inconsapevolmente aperto, durante un convegno sul compianto Paolo Borsellino. Quel fazzoletto sembrava un invito festoso al presidente della Camera ad unirsi dopodomani alla manifestazione di piazza patrocinata dallo stesso Di Pietro a Roma contro l'odiato Berlusconi. Fini naturalmente non sarà tanto imprudente dal partecipare a quel raduno, mescolandosi con quegli esponenti del maggiore partito di opposizione che hanno già deciso di andarvi a titolo personale, avendo il nuovo segretario Bersani negato un'adesione ufficiale. Si spera che non vi faccia capolino neppure qualcuno dei veri o presunti finiani che da qualche tempo non si sentono realizzati se non uniscono la loro voce a quelle d'opposizione al presidente del Consiglio. Ma un suo contributo alla manifestazione di sabato il presidente della Camera comunque lo ha già dato, volente o nolente, con quella telefonata a «Ballarò». Neppure la difesa che Fini l'altra sera ha fatto di Berlusconi dal sospetto rovesciatogli addosso dal presunto pentito Gaspare Spatuzza di essere coinvolto nelle stragi mafiose del 1993 ha guastato la festa a Di Pietro. Per quanto «convintissimo che Berlusconi non c'entri nulla con la mafia», Fini ha infatti confermato la sua fiducia negli inquirenti di Firenze che hanno deciso di continuare a ritenere affidabile lo Spatuzza anche dopo che i referenti da lui chiamati in causa per accusare Berlusconi, cioè i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, lo hanno smentito. A Di Pietro e a quanti continuano a sognare l'eliminazione di Berlusconi per via giudiziaria, e gli contestano il diritto, riconosciutogli invece dal nuovo vice segretario del Pd Enrico Letta di difendersi dai processi, e non solo nei processi, basta ed avanza che la finestra di Spatuzza rimanga aperta. Al resto provvederanno i soliti spacciatori di veleni.