Attacco a Tremonti, il Cav lo difende

Il ministro Renato Brunetta attacca senza mezzi termini il collega dell'Economia, Giulio Tremonti. «Sulle scelte economiche «bisogna cambiare passo. Il ministro Tremonti esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri. Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto» spiega il responsabile della Funzione Pubblica in un'intervista al Corriere della Sera. Dichiarazioni che rendono palese il braccio di ferro nel governo tra la posizione rigorista e quella di chi chiede un'allentamento della spesa per il rilancio dell'economia. Tra i due litiganti, ovvero al solo Brunetta visto che il responsabile del dicastero di via XX settembre non dà seguito alle polemiche, si interpone il portavoce del premier Paolo Bonaiuti fa pendere la bilancia dalla parte del ministo dell'Economia. «La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall'intero governo» spiega Bonaiuti. Un intervento chiarificatore preceduto da una telefonata del presidente del Consiglio dall'Arabia saudita a Tremonti per riconfermargli il suo pieno appoggio. Giro di telefonate anche con Gianni Letta che ha svolto, come di consueto la sua opera di mediazione. Il caso dunque è chiuso. Anzi c'è giusto il tempo di aggiungere altri apprezzamenti della compagine governativa a favore di Tremonti. Come il collega del Welfare Sacconi: «Il sottosegretario Bonaiuti ha espresso una definizione univoca e da tutti condivisa della politica economica del Governo». A lui si aggiunge il ministro delle Infrastrutture, Matteoli: «Il governo è unito e non ci sono divisioni sulla linea di politica economica». Appoggi anche da Ronchi e di ministri leghisti Calderoli e Maroni. Chiude il diplomatico La Russa (Difesa): «Non c'è spazio in questa fase, a mio avviso, per polemiche che danneggiano la coesione del governo». Un invito ad abbassare i toni per non aprire varchi all'opposizione. L'attacco di Brunetta che ha precisato di non avere nulla di personale contro Tremonti è motivato dal fatto di essere passati alla fase due della crisi. E cioè quella che precede la ripresa piena. Un momento nel quale sarebbe importante trasmettere stimoli per fare respirare l'economia. «Abbiamo però visto la continuità dei no e non può essere: si rischia di far morire sul nascere la ripresa» ha chiosato Brunetta. «Ora peròil rigore deve essere declinato all'interno dello sviluppo economico: investimenti, riforme, modernizzazione del Paese». Nessuno «vuole una spesa senza rigore» ma «si possono fare tantissime riforme a costo zero»: a cominciare da quella dei pubblici servizi. Ma è necessario intervenire per risparmiare razionalizzando le forze di polizia, introducendo la banda larga, riformando la sanità. Fin qui la teoria. Il problema è la cassa in forte sofferenza per il prevedibile calo delle entrate fiscali nel 2009 a causa della riduzione dei fatturati del sistema Paese. Ed è difficile ipotizzare per ora cosa sia possibile fare con gli incassi dello scudo fiscale che sarà contabilizzato solo a fine dicembre. Così per ora la parola rigore continua a essere la sola e unica percorribile per non allarmare gli operatori finanziari internazionali che sottoscrivono titoli dell'ormai immane debito pubblico italiano. Non solo. Anche le riforme a costo zero rischiano di trasformarsi in boomerang. Quella citata en passant da Brunetta per accorpare le forze di polizia in realtà non sarebbe indenne da spese. Solo per i riaccorpamenti e la riqualificazione delle carriere il gioco non varrebbe la candela.