Alfano: "Cucchi non doveva morire"

{{IMG_SX}}"Stefano Cucchi Non doveva morire. Si doveva evitare che morisse". Dal banco del governo, al centro dell'aula di Palazzo Madama, il ministro della Giustizia riferisce ai senatori quello che sa sul caso del giovane morto all'alba del 22 ottobre, sei giorni dopo il suo arresto per possesso di droga. È duro, Angelino Alfano quando sottolinea che "uno Stato democratico assicura alla giustizia e può privare della libertà chi delinque" ma non può privare nessuno "del diritto alla salute". È deciso, quando assicura che l'esecutivo «è in prima linea per accertare la verità» e per scoprire chi «anche con atteggiamento omissivo, abbia portato a questo tragico evento». Il Guardasigilli ricorda che l'inchiesta è divisa in due filoni principali. Il primo riguarda le lesioni riscontrate sul corpo del giovane. Il secondo, «la mancata alimentazione» in ospedale, al Sandro Pertini. E, a tale proposito, Aldo Fierro, primario della struttura protetta per detenuti del nosocomio è stato ascoltato ieri dai pm titolari delle indagini, Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, mentre l'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare sul Servizio Sanitario ha deciso di aprire un'indagine «sull'appropriatezza e la qualità delle cure somministrate» al detenuto. Alfano, comunque, ha precisato che, in base alle sue informazioni, il geometra romano «era sempre lucido» e, quindi, era consapevole quando ha «rifiutato di sottoporsi alla visita in ospedale» e «ha manifestato ai volontari la volontà di non rilasciare notizie sul suo stato di salute ai genitori». Una notizia confermata ai pm da Fierro. In base all'accordo con la Asl romana, infatti, «nessuna informazione può essere data ai familiari senza l'autorizzazione del magistrato». Un divieto che «può essere superato dall'autorizzaizone firmata del detenuto. Ma, in base a quanto appreso dal ministero della Salute, «Cucchi ha firmato per non autorizzare la diffusione delle informazioni sulle sue condizioni». Una cosa, infine, è certa, assicura Alfano: «Non ci sarà alcuno sconto per i responsabili». La presenza in aula del ministro e le sue parole sono state apprezzate dall'opposizione. Un'emozionata Anna Finocchiaro, capogruppo dimissionario dei senatori Pd, ha riconosciuto l'«atto di rispetto» del Guardasigilli e il suo coraggio», invitandolo a fare il possibile per scoprire che cosa è successo al giovane romano. Di farlo per lui «e per i tanti Stefano Cucchi che cadono dalle scale e di cui non si sa nulla». Quindi ha puntato l'indice sulle condizioni del mondo carcerario, citando anche il suicidio della brigatista Diana Blefari («queste cose accadono «non solo perché sono affollate le nostre carceri») e ricordando ad Alfano che «aveva promesso un piano carceri che non abbiamo visto».