Caso Marrazzo, indagini sul pusher

Ci sono ancora troppi punti oscuri nella vicenda che ha coinvolto l'ex presidente della Regione Piero Marrazzo. Troppe contraddizioni nelle dichiarazioni degli indagati e anche risposte «vaghe» da parte del politico davanti agli inquirenti. E ancora è giallo sulla morte del pusher dei trans, Gianguarino Cafasso. Così i magistrati romani, che hanno mandato dietro le sbarre quattro carabinieri, hanno intenzione di interrogare di nuovo i militari e lo stesso Marrazzo prima del 4 novembre, giorno in cui è stata fissata l'udienza davanti al Tribunale dei Riesame. Davanti agli inquirenti si dovrà sedere anche un quinto carabiniere, indagato dalla procura di Roma per ricettazione: avrebbe messo a disposizione il suo appartamento per far visionare il video che ritraeva l'ex governatore del Lazio in compagnia di un transessuale nella casa in via Gradoli. Tra gli aspetti ancora da chiarire, la presenza della cocaina nell'appartamento sulla Cassia, gli assegni che Marrazzo sostiene di aver consegnato ai militari, mai incassati, e dei quali non c'è alcuna traccia, nonché le telefonate fatte in Regione dai presunti ricattatori. Ma non è escluso che agli indagati possano essere contestati altri illeciti, come alcune rapine compiute la scorsa primavera ai danni di transessuali e sulle quali la procura ha deciso di fare luce per verificare se nelle maglie dei ricattatori siano finite altre persone. Il sostituto procuratore Rodolfo Maria Sabelli, intanto, d'intesa con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ha disposto accertamenti sulla morte di Gianguarino Cafasso, lo spacciatore di droga indicato da uno dei carabinieri chiuso in carcere per aver ricattato l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Cafasso, ufficialmente, è deceduto a causa di arresto cardiaco provocato con ogni probabilità da una eccessiva assunzione di droga mentre si trovava in un albergo sulla via Salaria. Ed anche se non sussistono elementi per ipotizzare una morte violenta, i magistrati romani vogliono indagare comunque sulla morte dell'uomo. Per questo sono in attesa del completamento dell'esame autoptico e delle risultanze delle analisi tossicologiche. Gianguarino Cafasso, legato sentimentalmente a un transessuale chiamato Jennifer, era molto conosciuto negli ambienti dei viados. Fin dal primo giorno, uno dei carabinieri arrestati ha riferito che il video «incriminato» gli era stato consegnato da Cafasso e che quindi non era stato girato dai militari il giorno dell'irruzione nell'abitazione di via Gradoli. I pm romani, intanto, hanno dato parere contrario alla scarcerazione dei militari.