Gasparri: "La Corte Costituzionale non è più un organo di garanzia"

È stato per lungo tempo al centro di polemiche che hanno coinvolto il mondo politico e quello della magistratura. Oggi è arrivata la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il lodo Alfano per violazione dell'articolo 3 e 138. Ecco le reazioni del mondo politico. GASPARRI - "La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perchè smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione". Lo dice Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, che aggiunge: "E' una giornata buia per i valori della legalità e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità. Il governo andrà avanti, mentre chi ha tradito la propria funzione di garanzia non cancellerà la volontà democratica del popolo italiano".   BERSANI - "Questa sentenza mette un punto fermo: Berlusconi è un cittadino come gli altri ed è tenuto a sottoporsi a giudizio". Pierluigi Bersani legge in termini estremamente lineari il verdetto della Consulta sul Lodo Alfano. "Mi auguro ci sia rispetto da parte di tutti delle decisioni della Corte, con toni adeguati e rispettosi perchè stiamo parlando di un presidio della democrazia", premette il candidato alla segreteria del Pd. Bersani sottolinea un aspetto essenziale: "Berlusconi è un cittadino che si deve sottoporre a sentenza, non vedo altro". Per questo stesso motivo, Bersani respinge ogni drammatizzazione del verdetto della Consulta: "Berlusconi continui a fare il suo mestiere rispettando la sentenza, si concentri suo problemi del Paese. Si tratta di stabilire un percorso rispettando il giudizio della Corte". DI PIETRO - "E' incostituzionale. E noi lo abbiamo detto subito, sin da quando ci riunimmo a piazza Navona in migliaia per gridare allo scandalo su questa legge che Berlusconi si è fatto per sistemare i suoi processi. Già allora, ci rivolgemmo al Capo dello Stato per pregarlo di non firmare questo scempio di incostituzionalità e immoralità". Lo afferma il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. "Allora rimanemmo stupiti - aggiunge Di Pietro - che il Capo dello Stato, non solo firmò il Lodo, ma dichiarò che lo faceva non per dovere, ma perché lo riteneva del tutto costituzionale". "Spero che da oggi, alla luce della decisione della Consulta - conclude - il Presidente del Consiglio la smetta di fare leggi a proprio uso e consumo, si dimetta dall'incarico e vada a fare quello che da 15 anni si ostina a non voler fare: l'imputato. E spero che il Presidente della Repubblica, d'ora in poi, non sia così frettoloso nel firmare provvedimenti incostituzionali e immorali".