Se un giornale diventa la guida politica

Un giornale chiama, la politica accorre. La Repubblica ha ordinato la mobilitazione in difesa della libertà d’informazione, cioè contro Berlusconi, e la sinistra ha mobilitato le sue truppe.  È una prima assoluta. Con un'appendice tutt'altro che marginale: la chiamata alle armi del quotidiano gossipparo è stata giustificata da un falso problema perché la libertà di stampa in Italia è tutt'altro che in pericolo. Di più: è sostenuta vistosamente proprio dal governo, grazie ad una legge che ne regolamenta i finanziamenti diretti ed indiretti. E, da quel che sappiamo, non c'è giornalista in giro che può dire di essere stato censurato dal proprio editore o direttore su richiesta del potere esecutivo, mentre ce ne sono molti messi alla porta, perché i conti aziendali non tornano, da quello stesso giornale che ha lanciato l'appello per la libera informazione. E allora perché quell'assembramento tumultuante e variopinto a Piazza del Popolo? Tutti giornalisti, operatori dell'informazione, della comunicazione? Neppure per sogno.   I numerosi manifestanti, tutt'altro che corrucciati, anzi festosi a dire la verità, erano della Cgil, dell'Idv, del Pd, della sinistra extraparlamentare alla quale non è parso vero mettere fuori per una volta la testa, hanno risposto alla chiamata del giornale di Ezio Mauro per inscenare una caciara contro il centrodestra ed il suo leader. La libertà di stampa non c'entrava nulla. Un bel po' c'entravano le puttane che, idealmente, hanno guidato la protesta contro il premier "peccatore". E alla sinistra non è parso vero di averle come ispiratrici ed alleate nella crociata per la moralizzazione della vita pubblica italiana. Che tristezza. Una volta, le zoccole se ne stavano dignitosamente in disparte svolgendo il loro mestiere negli ambiti più riservati. Oggi rilasciano interviste ed orientano la politica di uno schieramento; si fanno utilizzare da giornali interessati a buttare giù il governo; trovano udienza presso intellettuali che credono di essere furbi lanciandole come armi improprie contro l'odiato Caimano: in fondo continuano a fare il mestiere di sempre, ma in maniera più ignobile. La sinistra, non essendo riuscita a sconfiggere Berlusconi, in quindici anni di attacchi forsennati, per via giudiziaria, elettorale, parlamentare, ci prova con le alcove usate come fortezze volanti. Che poi la battaglia la conduca un quotidiano che da sei mesi ci sta erudendo sull'eterodossia del sesso al tempo della libertà di inganno usata per sputtanare una persona, non è che un'anomalia tutta italiana la cui apoteosi perfino la televisione di Stato ha celebrato con una trasmissione ritenuta più sacra di ogni altra cosa, sempre per dire che nel nostro Paese l'informazione è imbavagliata. Dobbiamo comunque ringraziare i protagonisti della giornata di ieri. Ci hanno fatto finalmente capire ciò che ci ostinavamo a non voler capire, tanto ci sembrava assurdo. E cioè che la sinistra non conta nulla, è divisa, spappolata, ingabbiata nei suoi dolori, non ha più niente da dire avendo completato la sua parabola: dal Capitale di Marx alle registrazioni telefoniche della D'Addario, da Bad Goedesberg ai bordelli di Bari. Che certo giornalismo, sostenuto da fonti informative che hanno il potere di mandare in galera i cittadini, si è affermato come strumento per infangare la vita privata di potenti ed umili, distruggere famiglie e reputazioni in assenza totale di qualsiasi responsabilità penale.   Che l'imbarbarimento della lotta politica ha toccato il culmine. Una notizia buona, però, ce l'abbiamo. L'opposizione, volendo testimoniare la sua vitalità, ha paradossalmente dimostrato la sua agonia. Senza idee, valori, sentimenti, progettualità. E' l'appendice di Repubblica. Un'opposizione escort, insomma.